La signora Auschwitz.
I ricordi sono pazzi, legge così Edith Bruck le proprie parole poetiche dal palco di Firenze, facendosi memoria della sua propria Shoah. Legge le sue poesie, e dal suo esserci, dal suo esser-là a leggere su quel palco un po’ di sbieco davanti a un leggio, da lì si sente la violenza vissuta. Edith Bruck si fa violenza per restituire la violenza vissuta, per farne vivere il riflesso a chi l’ascolta. Questa è la consegna del testimone, essere simulacro delle tenebre, esporsi come ombra del buio. E’ il proprio corpo, o la carne, a farsi icona del dolore, forma dell’inesprimibile, testimone di un irrappresentabile.
Edith Bruck si interrompe a metà, fa una pausa, prende fiato, i ragazzi applaudono, ed è un applauso vero, che testimonia per il testimone.
postato da alderano
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