cirque de la solitude

 

“Il poeta produce il bello con l’attenzione fissata su qualcosa di reale. Lo stesso avviene con l’atto d’amore. Sapere che quest’uomo, che ha fame e sete, esiste veramente come me, questo basta, il resto viene da sé” (Simone Weil) “L'anarchia viene dal di dentro. Non c'è un modello di anarchia, né alcuna definizione. Definire, vuol dire confessarsi battuti in partenza. Definire, vuol dire fermare il treno nella notte quando devia sullo scambio. Tanto vale ammettere che si ha fretta di farla finita con la comprensione dell'avvenimento. Proprio per la sua inattitudine di fondo a non saper definire niente, l'uomo scalpita nelle obiezioni e nella filosofia” (Léo Ferrè)

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giovedì, 21 luglio 2005

 

Risvegli.

Sono passati quattro anni, dal 20 luglio. Ché il 20 luglio è il 20 luglio, così come il 25 aprile è il 25 aprile. E come ogni anno ero, eravamo, in piazza Carlo Giuliani (già piazza Alimonda) a celebrare il patto di non dimenticare. Non dimenticare non significa ricordare. Significa donare, donarsi. Lo si sentiva nello sguardo, uno sguardo comune, quasi circolare, un filo rosso che legava l'una all'altra le pupille come perle, sguardi che si riflettevano e chiamavano lacrime. Lo si sentiva nell'applauso, e nei pugni alzati, e nel cerchio davanti alla cancellata incancellabile e resistente a ogni riverniciatura. Quest'anno eravamo di meno, ma la forza era sempre la stessa. E dunque non erano fuori luogo le parole che ho avuto il privilegio di dire prima di cantare - quelle che avevo qui pubblicato il 21 marzo scorso. Ho cercato di dirle non pensandoci, per evitare le lacrime che sapevo mi sarebbero sgorgate. E l'hanno fatto, dopo.

Arrivo a casa, e sento di sei anarchici torinesi arrestati per 'saccheggio e devastazione' nel corso della manifestazione di Torino del 18 giugno. Non una parola sulla dinamiche di quella giornata - ma chi abbia riflettuto un istante su come andò Genova, potrebbe immaginarselo. Non una parola sul perchè di quella manifestazione. Che era stata fatta per l'accoltellamento di due anarchici da parte di dodici fascisti. Forse non ve ne accorgete, ma in Italia c'è uno squadrismo diffuso. I giornali non ve lo dicono, ma cazzo, accoltellamenti fascisti ai danni dei rossi sono all'ordine del giorno. Nell'ultimo mese: Torino, Milano, Bergamo, Verona. Aggressioni in branco, cacce all'uomo. E' un clima diffuso di cui forse chi se ne sta chiuso nelle sue stanze non se ne accorge, ma chi sta in strada sì. E' lo stesso clima che vivono, centuplicato, i migranti, clandestini e non (un clima che, non a caso, a Torino è particolarmente pesante: giusto a maggio un senegalese è stato ucciso accidentalmente da un poliziotto, e altri due sono morti - uno annegato nel Po, uno caduto da un balcone - per sfuggire alle retate della polizia che li avrebbe gentilmente portati con sé e rinchiusi in qualche CPT).

Cazzo, ma lo sapete quanti migranti vengono massacrati dalle nostre forze dell'ordine? Cazzo, ma lo sapete come vivono i clandestini? Anche ieri ho incontrato un ragazzo che è passato per i CPT, che è stato fermato dalla polizia, che ha visto pestaggi tremendi, che ha sentito di clandestini ammazzati. Che mi ha detto delle deportazioni in Libia, una vergogna che fa dello Stato italiano uno Stato criminale (ve ne parlerò meglio, più avanti). Nessuno che parli, nessuno che voglia sapere. E' questo il nuovo fascismo. Lasciamo che lo sterminio si operi nell'ombra.


postato da alderano 02:15 commenti (5) 
 


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