cirque de la solitude

 

“Il poeta produce il bello con l’attenzione fissata su qualcosa di reale. Lo stesso avviene con l’atto d’amore. Sapere che quest’uomo, che ha fame e sete, esiste veramente come me, questo basta, il resto viene da sé” (Simone Weil) “L'anarchia viene dal di dentro. Non c'è un modello di anarchia, né alcuna definizione. Definire, vuol dire confessarsi battuti in partenza. Definire, vuol dire fermare il treno nella notte quando devia sullo scambio. Tanto vale ammettere che si ha fretta di farla finita con la comprensione dell'avvenimento. Proprio per la sua inattitudine di fondo a non saper definire niente, l'uomo scalpita nelle obiezioni e nella filosofia” (Léo Ferrè)

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mercoledì, 13 luglio 2005

 

Ingoiare sperma.

 

 

Ho un referrer, in fondo a questa pagina. Il referrer indica le provenienze dei visitatori del blog, ma soprattutto (ed è questo il motivo della sua presenza) le chiavi immesse nei motori di ricerca. Così, molti capitano qui cercando ‘anarchia’, ‘biopolitica’, ‘Agamben’, ‘Bataille’ o altro ancora, ma più di tutti, capita qui chi cerca ‘ingoiare sperma’ e affini: ‘ingoiare sperma fa bene’, ‘ingoiare sperma fa male’, eccetera (il motivo, sta nel monologo teatrale L’afferramento, pubblicato il 14 marzo e il 26 aprile scorsi).

Ne risulta, ma già lo sappiamo, una diffusa ignoranza in materia sessuale. Più inquietanti, invece, chiavi di ricerca come ‘ingoiato sperma di mio fratello’, o – è cosa di oggi – ‘mio fratello mi ha sborrato in faccia’.

Al che, ne viene una riflessione, sulla famiglia come universo concentrazionario. Sulla catena generazionale come trasmissione incessante di tare ereditarie, di violenze innominabili, di abusi senza fine. E’ difficile, e raro, sottrarsi a questa catena che uccide.  Sottrarsi, significa spezzarla. Recentemente ho letto un libro, edito da Sensibili alla foglie: si intitola La bimba, e racconta la sequenza allucinante, e protrattasi per vent’anni, di stupri familiari, abusi, violenze. Questa bimba ha avuto la fortuna e la forza di uscire dal cerchio, di vederlo e vedersi da fuori, di saper parlare quell’incantamento, e di consegnarlo alla morte. Ma migliaia di altri individui (individui femmine, per lo più) non sanno, e non possono, farlo.

Altro che sostegno all’istituzione familiare. La famiglia altro non è che una trasmissione di tare – di nevrosi, nel migliore dei casi.

Ma le violenze familiari non si guardano. Si punta il dito contro il pedofilo, invece, il mostro cattivo dal quale ci si deve guardare. Quasi che oggi si assistesse a una diffusione esponenziale del morbo pedofilo, per misteriosi motivi. In realtà, è evidente a tutti che i pedofili sono sempre esistiti, e che oggi sono elevati a super-mostri perché l’isolamento è il presupposto del nostro way of life, e il pedofilo deve incarnare nei bambini, fin da subito, la paura dell’Altro, la paura del mondo. Così il bambino crescerà nella paura, con la paura, e sappiamo bene come la paura, il terrore, siano essenziali allo stato d’emergenza permanente in cui viviamo, uno stato d’emergenza che ha bisogno della frantumazione dei legami sociali, del sospetto reciproco. E direi la cosa anche in altro modo (l’ho già detta): per nascondere la propria immondezza, la società erige in monumento la purezza. Il soggetto debole diventa scudo del vile.

 


postato da alderano 19:09 commenti (25) 
 


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