Il vomito alla bocca.
Sono andato a votare alla chiusura delle urne. Domenica non potevo, ero in un’altra città, e in ogni caso la sera prima avevo fatto notte a festeggiare il compleanno con amici e compagni, su nella solita isola boscosa, con vino canti e cavalli.
Tra i regali: un bracciale antifascino dalla mia fidanzata (per sapere cos’è il fascino dovete essere esperti di streghe calabresi); Il suicidio di Angela B. di Umberto Casadei, e Partigiani dei monti di marmo di Gianni Rustighi - da
Lorenzo
, che del predetto Rustighi è figlio; Incontri libertari di Simone Weil e Confesso che ho bevuto, raccolta di racconti (tra cui quella dell’amico di carne Claudio Lolli e dell’amico virtuale Tommaso Giartosio) – da Chiara; e, udite udite, il Bella ciao di Stefano Pivato da diciotto euri dove si citano anche Les Anarchistes da Marco. Ah, dimenticavo: un Bacardi riserva (è nota la mia passione per rhum e cuba libre) da Nicola.
Tra i blogger presenti: Sole, Daniela,
Lorenzo
, tutti in trasferta speciale dal Veneto. Poi quasi tutti Les Anarchistes e altra bella compagnia. Ho bevuto tanto, ma non ho vomitato. Il vomito arriva oggi, invece.
Sono andato a votare alle due, quando ormai il quorum era chimera. E l’ho fatta lunga sulla festa per non affliggermi troppo. Tralasciare le incongruenze di questo paese di buffoni. L’indegno trucchetto dei ratzi-boys alleati con teo-con e teppaglia varia pur di far apparire l’italica terra ancora Stato della Chiesa – ciò che non è più da tempo. Resta però l’italica attitudine all’indifferenza - non nel senso filosofico dell’amico Massimo, ma nel senso degli ignavi che Iesou avrebbe vomitato dalla bocca. Coloro che non prendono partito, quasi che non si fosse già da sempre parte, quale che sia. E come non si fosse già da sempre messi-a-parte. Qualcuno lo ha fatto per noi, di metterci-a-parte, qualcuno ha deciso per noi. Sta a noi assumerci la responsabilità di quella parte in cui stiamo. Assumerci la responsabilità del segreto – che è un segreto prospettico, il nostro segreto che dobbiamo svelare a noi stessi.
Ma il paese del familismo amorale continua a giacere nell’inettitudine della non-scelta, nell’inerzia della pietra - privata della sua eterna immanenza, ricacciata nella caìna dell’afasia. A questa brutale afasia (l’afasia dei bruti, non certo il barbaro balbettio angelico) il Vaticano ha messo il sigillo. Ha posto la pietra sul sepolcro imbiancato.
postato da alderano
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