del resto è così che ci si prende

 

“Il poeta produce il bello con l’attenzione fissata su qualcosa di reale. Lo stesso avviene con l’atto d’amore. Sapere che quest’uomo, che ha fame e sete, esiste veramente come me, questo basta, il resto viene da sé” (Simone Weil) “L'anarchia viene dal di dentro. Non c'è un modello di anarchia, né alcuna definizione. Definire, vuol dire confessarsi battuti in partenza. Definire, vuol dire fermare il treno nella notte quando devia sullo scambio. Tanto vale ammettere che si ha fretta di farla finita con la comprensione dell'avvenimento. Proprio per la sua inattitudine di fondo a non saper definire niente, l'uomo scalpita nelle obiezioni e nella filosofia” (Léo Ferrè)

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lunedì, 28 aprile 2008

 

Autorità e Gerarchia

A La7, nella puntata di Exit dedicata al presunto "fannullonismo" nel settore pubblico, Sacconi, l'esperto del lavoro del nuovo governo, ripete come mantra che oggi è finalmente finito "il lungo 68", il quale, hélas, ha fatto perdere il senso della gerarchia, dell'autorità e della responsabilità. "La ricreazione è finita", ha detto, e che lo dica nel giorno della vittoria di Alemanno a Roma (ma io direi, almeno altrettanto, della sconfitta di Rutelli) non è casuale. (Tralasciamo il ressentiment - proprio da manuale nietzscheano - che trasuda dalle sue parole, dal suo tono, dalla sua espressione: rivendica la sua storia personale, "io ero dall'altra parte" - parte che adesso si pretende l'unica, come Montezemolo vuole, e lui vuole una realtà in cui gli operai si sentono vicini agli imprenditori, evviva le corporazioni).

Ora - detto che il sottoscritto quest'anno è andato alla sua cattedra anche con 38 di febbre, e dunque ha le carte in regola per parlare - a me paiono significative due cose: la prima, che nella società del trionfo neoliberista, di fatto, l'autorità nel mondo del lavoro è stata già fin troppo ripristinata. Basta guardare gli stipendi dei dirigenti. I manager hanno stipendi altissimi, ovunque. E cresciuti esponenzialmente negli ultimi trent'anni. (Negli ultimi quindici, poi, in Italia le ore di sciopero sono diminuite drasticamente e i profitti delle medie e grandi imprese sono schizzati in alto, senza avere però effetti postivi quanto all'occupazione). Nel pubblico dove lavoro io, l'autorità para-aziendale è stata imposta in maniera decisa, e con ben scarsi risultati. Eppure il modello del privato continua a essere gettato come fumo negli occhi. (Detto questo, è vero che si tratta di individuare dei meccanismi che incentivino un lavoro al meglio delle possibilità: ma, appunto, detto questo. E non invece partendo dalle ultime ruote del carro, come ha perfino fatto rilevare Di Pietro, che indica come invece il problema sia nella colonizzazione partitica degli incarichi nel settore pubblico). Seconda cosa: chi dice che si tratta di ripristinare l'autorità e la gerarchia è lo stesso che, esattamente l'indomani delle elezioni (e prima della nuova presidente della Confindustria Marcegaglia, a testimonianza di un'assoluta consonanza di cuore), ha detto che si tratta di cambiare la 123, la legge sulla sicurezza sul lavoro fatta dal governo Prodi. Una legge sulla quale il governo già aveva ceduto alle lamentazioni di Confindustria, ma che pure per Sacconi è troppo onerosa per gli imprenditori. Lo ha ribadito, nella stessa trasmissione, Beretta, vicepresidente di Confindustria (il quale tra l'altro ha ripreso i dati sugli incidenti in itinere, questione già affrontata e confutata nel capitolo finale di Lavorare uccide). Ora si capisce che cosa significa ripristinare l'autorità e la gerarchia?


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