del resto è così che ci si prende

 

“Il poeta produce il bello con l’attenzione fissata su qualcosa di reale. Lo stesso avviene con l’atto d’amore. Sapere che quest’uomo, che ha fame e sete, esiste veramente come me, questo basta, il resto viene da sé” (Simone Weil) “L'anarchia viene dal di dentro. Non c'è un modello di anarchia, né alcuna definizione. Definire, vuol dire confessarsi battuti in partenza. Definire, vuol dire fermare il treno nella notte quando devia sullo scambio. Tanto vale ammettere che si ha fretta di farla finita con la comprensione dell'avvenimento. Proprio per la sua inattitudine di fondo a non saper definire niente, l'uomo scalpita nelle obiezioni e nella filosofia” (Léo Ferrè)

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venerdì, 08 febbraio 2008

 

dio ha la minuscola e la specificazione

Su Nazione Indiana ho pubblicato un brevissimo brano di corpo esposto. Si intitola "al dio di agar". (Agar, Ismaele: coincidenze meravigliose - ma di questo non si dice). Nei commenti ho detto qualcosa su dio. Su quello che a volta definisco (ma per celia, davvero per celia: così come Bataille parlava - in "Su Nietzsche", libro per me fondamentale - di "pal") - ateismo mistico. Giusto per dare una definizione a chi mi chiede impudicamente se credo in Dio, sapendo per certo che non mi comprenderanno neppure così, ma offrendo quelle due parole come segno d'amicizia.

Io non so davvero che significhi la parola "Dio". Dunque non posso essere in conflitto con un'insignificanza. Io parlo di (un) dio-di-(qualcuno). Che è, poi, la relazione di (qualcuno) con la sua forma-di-vita. La relazione al limite - del (proprio) mondo/del (proprio) linguaggio/della (propria) anima. dio, con la minuscola, e seguito da un complemento di specificazione, designa un movimento, un itinerario (nella mente di dio, nel deserto) che qualcuno compie fra sè e sè. Fra un sé e un sé, dove il sé che viene dopo è una x, ancora - è un non ancora - e ancora non lo si sa, ed è ineffabile dunque. dio con la minuscola e la specificazione è la relazione costante, inestinguibile, bruciante, "eroica", assetata, con quel non essere che promette di essere (eié ascer eiè, sarò quel che sarò), è la promessa dell'essere dunque, la promesse de bonheur - ma una bonheur che si dà (si dà, si fa) solo nel deserto, nell'attraversamento stesso del deserto. dio con la minuscola e la specificazione è il compimento della forma, un compimento che resta sempre e infinitamente incompiuto - è un resto. io, per voi, non sarò che una traccia, diceva Nadja - dio con la minuscola e la specificazione è una coincidenza, un accadimento sovrano, un trovare la propria forma come per un miracolo - e il miracolo di riconoscersi assolutamente (senz'altro, appunto), riconoscendo segni, i segni del cammino che combacia e coincide, assolutamente e radicalmente, con la propria forma. dio con la minuscola e la specificazione, allora, è un Sì - una traccia scritta inscritta e escritta sulla sabbia del deserto - che tutto comprende e tutto vuole, e perciò tutto crea: tutto è scritto - lo si scrive, ed è scritto da sempre. dio con la minuscola e la specificazione ha allora solo questo in comune con il Dio con maiuscola e specificazione: che è redenzione, riconoscimento e riconoscenza.


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