cirque de la solitude

 

“Il poeta produce il bello con l’attenzione fissata su qualcosa di reale. Lo stesso avviene con l’atto d’amore. Sapere che quest’uomo, che ha fame e sete, esiste veramente come me, questo basta, il resto viene da sé” (Simone Weil) “L'anarchia viene dal di dentro. Non c'è un modello di anarchia, né alcuna definizione. Definire, vuol dire confessarsi battuti in partenza. Definire, vuol dire fermare il treno nella notte quando devia sullo scambio. Tanto vale ammettere che si ha fretta di farla finita con la comprensione dell'avvenimento. Proprio per la sua inattitudine di fondo a non saper definire niente, l'uomo scalpita nelle obiezioni e nella filosofia” (Léo Ferrè)

QUANTO ALLA MUSICA, CI SONO IL MYSPACE E IL BLOG SBANDATI


mercoledì, 30 maggio 2007

 

Peace Reporter mi ha chiesto un commento (qui) sulla vicenda dei ventisette ragazzi africani che stavano naufragando nel Mediterraneo e sono stati trainati da un peschereccio maltese sul quale però non sono stati fatti salire per paura di una condanna per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina. Lo riporto di seguito. 

Salvare persone che affondano è un reato. Strano che ancora non lo si sia capito. Eppure la vicenda della Cap Anamur, la nave di un’associazione tedesca umanitaria che aveva salvato 37 persone da un barcone in procinto di affondare, lo aveva già esposto con la massima chiarezza. Quei migranti, la maggior parte dei quali provenienti dal Darfur, erano oggetto di un rimpallo tra Malta, l’Italia e la Germania. Erano diventati una questione di Stato, quasi il simbolo della sovranità nazionale. Per questo erano rimasti per tre settimane a bordo della nave davanti a Porto Empedocle, guardati a vista dalla marina militare italiana. E quando il capitano della nave aveva deciso che dovevano scendere a terra, che quella segregazione non poteva continuare, era stato arrestato, e successivamente processato, insieme a tre marinai, per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.
Il caso Cap Anamur diceva con chiarezza che l’Unione Europea, almeno dal maggio 2004, dopo l’allargamento, si era costituita in Fortezza, e che si doveva procedere al respingimento e all’espulsione, senza se e senza ma, degli immigrati irregolari.

Qualche mese fa ho assistito a uno sbarco a Pozzallo, nel ragusano. In quel caso erano eritrei, trainati fino al porto dopo essere stati recuperati al largo. Per un giorno rimasero nel capannone del porto, per essere poi trasferiti in un centro di identificazione. Sulla banchina, un vero e proprio cimitero di barconi, alcuni dipinti a più colori, alcuni ornati di fregi e scritte arabe e versetti coranici. Tra quei relitti, avevo incontrato un pescatore, ormai abituato alle presenze di immigrati nel suo mare.
Se devo portare un cadavere a terra per stare una settimana attaccato alla banchina – mi diceva - io il cadavere lo riprendo e lo butto in mare, pace all’anima a dio. La stessa cosa la pensi quando uno li vede in pericolo… Però sono persone come noi, allora intanto io cerco di portarli in salvo, poi si vede.”
E’ storia di tutti i giorni, i pescatori sono i primi a intercettare i barconi. E spesso è successo che se li portavi a terra ti tenevano la nave ferma per qualche giorno, con un danno economico non da poco. Così, quando ti capitava di pescare cadaveri, gli scrupoli morali erano superabili. Non quando incontri dei corpi ancora vivi. Però si tratta sempre di sfidare la legge, e non tutti magari ne hanno il coraggio. Ché la legge, la nostra legge, disincentiva l’aiuto umanitario.
“Quando li avvisti – continuava il pescatore – tu chiami la capitaneria, loro vogliono sapere la tua posizione, la posizione dei clandestini, poi devi stare in attesa, e fare quello che ti dicono. Però, certo, se vedi che quelli sono in pericolo, tu lasci perdere quello che ti dicono dalla capitaneria, come è successo quest’estate: c’era un peschereccio di Pozzallo che ha avvistato un barcone di una cinquantina di persone. Li hanno salvati quasi tutti, tranne tre, ché la barca si è rovesciata e questi sono affogati. E la Capitaneria sai che cosa gli aveva detto? Rimanete là in attesa d’ordini! Il capitano diceva, Ma io non posso rimanere qua, Stanno morendo tutti! Sì, aspettate le nostre unità che stanno arrivando. Ma le vostre unità prima che arrivano qua ci vogliono quattro o cinque ore, qua non salviamo neanche una persona. Ha fatto di testa sua e li ha salvati. Era un peschereccio di qua, poi gli hanno dato la targhetta al valore, però tramite il sindaco, perché se non c’era il sindaco nel mezzo chissà cosa gli facevano loro…"
Questa ingiunzione di attendere non dipende dalla crudeltà della capitaneria, ché anzi ci sono persone che si spendono di continuo per salvare barche in difficoltà, ma dalle costrizioni di una legge che intende limitare al massimo gli accessi irregolari, costi quel che costi.

Un evento come questo del peschereccio maltese che non ha voluto far salire a bordo i ventisette migranti ci dice anche un’altra cosa. Non che occorra suscitare la pietà per questi “disperati”: la pietà non è altro che il rovescio del senso di superiorità dell’uomo bianco, al quale fa agio avere uno zio Tom da compatire. Ci dice invece che è necessaria una vasta, instancabile operazione di parola, di linguaggio (se pensiamo anche a come queste cose vengono presentate nei telegiornali) per far capire che la clandestinità c’è perché non è offerta la minima possibilità di ottenere un ingresso regolare, e che la clandestinità è una iattura soprattutto per i clandestini stessi, i quali eviterebbero ben volentieri di mettere a rischio le loro vite su quei barconi, e potrebbero entrare in Europa con il loro nome e i loro diritti. Si tratta di comprendere che non permettere di entrare regolarmente produce necessariamente clandestinità, e la clandestinità è estremamente gradita agli imprenditori che ne sfruttano la forza-lavoro, e anche ai politicanti che ne sfruttano le potenzialità di “capro espiatorio”, nemico ideale su cui fare campagna elettorale. Si tratta di comprendere i meccanismi delle migrazioni, un fatto naturale inevitabile, e non cedere all’onda d’urto della cronaca nera usata perennemente come clava hobbesiana, come lo spettro dell’uomo nero agitato per invocare misure sempre più restrittive e repressive. Si tratta di comprendere, anche, il ruolo “necessario” di questi ragazzi ghanesi nigeriani e camerunesi, ciò che sarebbero andati a fare, quali reti amicali o parentali avrebbero sfruttato e sfrutteranno, magari a raccogliere pomodori in Campania o in Puglia, o forse in qualche metropoli a offrirsi nei cantieri. “Si tratta di comprendere”: espressione delicata, di questi tempi, forse anacronistica, ma non c’è altra via.


postato da alderano 14:48 commenti (8) 
 


ARCHIVIO
oggi
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
settembre 2003

 


LINK
- - Marco Rovelli libertAria - il Myspace musicale
- - chi sono - -
- - sbandati - il mio blog musicale
- corpo esposto - il libro di poesie
- Lager Italiani - il blog del libro
- Sacrifici: il lavoro su Bataille -
- una vita - il mio spettacolo di canti popolari
Il blog acceso di Tereso
il blog antirazzista di Sherif
il blog bestiale di Francesca Matteoni
il blog cantautorale di Alessio Lega
Il blog critico della Lipperini
Il blog curante di Pistorius
Il blog dialogico di Minimokarma
Il blog filosofia di Azioneparallela
Il blog grouchomarxista di Pralina
Il blog intensivo di Emilio Millepiani
Il blog libero di Stampa Alternativa
il blog libertario di Sahishin
il blog musicale di Luca Barachetti
il blog poetico di Francesco Marotta
Il blog pre.ludico di Aitan
il blog presepe di Nicolò La Rocca
il blog ristoro di Daniele Greco
Il blog sovraesposto di Georgiamada
il blog vinoso di Stefano Calosso
Il bollettino di Giulio Mozzi
Il giornale di letteratura di Giuseppe Genna
Il giornale immaginario di Valerio Evangelisti
il sito Primo Amore
Il sito su Horst Fantazzini
Indymedia
Nazione Indiana

 


COUNTER
visitato *loading* volte