cirque de la solitude

 

“Il poeta produce il bello con l’attenzione fissata su qualcosa di reale. Lo stesso avviene con l’atto d’amore. Sapere che quest’uomo, che ha fame e sete, esiste veramente come me, questo basta, il resto viene da sé” (Simone Weil) “L'anarchia viene dal di dentro. Non c'è un modello di anarchia, né alcuna definizione. Definire, vuol dire confessarsi battuti in partenza. Definire, vuol dire fermare il treno nella notte quando devia sullo scambio. Tanto vale ammettere che si ha fretta di farla finita con la comprensione dell'avvenimento. Proprio per la sua inattitudine di fondo a non saper definire niente, l'uomo scalpita nelle obiezioni e nella filosofia” (Léo Ferrè)

QUANTO ALLA MUSICA, CI SONO IL MYSPACE E IL BLOG SBANDATI il 23 luglio esordio/anteprima di LibertAria al festival UrlaPadula a Carrara


venerdì, 23 marzo 2007

 

Del sodomita Ratzinger e di altre amenità.

Ratzinger dimentica la caritas, che è accoglienza dell’altro (ama e fa’ ciò che vuoi), in nome dell’assimilazione di ogni alterità, e la sua reductio ad unum: questo è il suo peccato “capitale”. E’ un sodomita - dove Sodoma, nel testo biblico, viene distrutta non certo per concupiscenze anali, ma perché i suoi abitanti vogliono negare la sacra ospitalità allo straniero. Se Ratzinger ha ragione, lui è di certo destinato all’inferno.

Il testo di Sergio Baratto sul Primo Amore usa il linguaggio apocalittico dello scontro rovesciandolo su chi pratica le crociate, e così facendo lo smaschera, mostrandone la portata menzognera: la jihad contro l’Occidente (perché l’Occidente è la distruzione della fede); l’Occidente contro l’Islam (perché l’Islam è barbarie); Ratzinger contro il relativismo (perché i Dico sono la strada lastricata per la distruzione dei fondamenti della società).
Baratto, diciamo così, scomunica gli scomunicatori appropriandosi paradossalmente del loro linguaggio scomunicante.


Del far parola di Dio.


E’ inutile e insensato parlare di Dio, e tantomeno della sua necessità, se prima non si conviene sul suo presupposto. O c’è o non c’è, punto e basta (come si conviene a una tautologia. E in Dio come tautologia - nel senso spinoziano, in fine: la libera necessità dell’essere - sono disposto a credere).


Del coraggio che manca oggi ai cattolici.

Ci sono stati cattolici, negli anni sessanta dell’ottocento, che erano per fare di Roma la capitale italiana, nonostante il Papa (tra l’altro, intendeva pure stabilire il dogma della sacralità del potere temporale della Chiesa - meno male che a far breccia han fatto prima). Ad esempio, un frate domenicano, Prota, presidente della Società emancipatrice del sacerdozio italiano, scriveva nel 1861: “Roma, per necessità morale e politica, esser deve la Capitale della nostra ristaurata Nazione; e gl’interessi della Chiesa cattolica, anziché perdere della loro importanza ed influenza, acquisteranno, allora, immensamente dell’una, e dell’altra. […] QuandoRoma sarà degl’Italiani, la nostra cattolica fede, e la nostra Chiesa, giungeranno all’apogeo di una indefettibile gloria e splendore.”
Ma soprattutto un uomo come Ricasoli, molto devoto, che pure disse: “Vogliamo andare a Roma, non distruggendo, ma edificando; porgendo modo, aprendo la via alla Chiesa di riformare se stessa; dandole quella libertà e quella indipendenza che le siano di mezzo e stimolo a rigenerarsi nella purità del sentimento religioso, nella semplicità dei costumi, nella severità della disciplina, che con tanto onore e decoro del pontificato fecero gloriosi e venerati i primitivi suoi tempi; e infine col franco e leale abbandono di quel potere, affatto contrario al grande concetto tutto spirituale della sua istituzione.” - e agì di conseguenza. E lo stesso Cadorna, l’uomo delle cannonate, si comunicava tutti i giorni. Ci vorrebbe un po’ di quel coraggio, insomma.


Dell’essere e dell’etica.

Tra mercificazione dell’essere e decostruzione del soggetto (ovvero soggetto inappartenente - Nietzsche, ma Nietzsche radicato in Spinoza, il quale già aveva sradicato) c’è un piccolissimo scarto, lieve come un aleph - ovvero un mondo. Una barra spaziatrice, ed è una barra che apre un mondo. Il mondo della libertà dell’etica versus la costrizione della morale. La libertà infinita di un soggetto che si apre alla sua costitutiva apertura versus la chiusura di un soggetto-sostanza. Il Senso che si fa versus un Senso che si dà.


Del discutere sui blog.

Che senso ha mettersi a discettare sui massimi sistemi (la religione, il sacro, il tragico, la finitudine, il linguaggio…) in un thread di un post di un blog? Ci convinceremo mai? C’è qualcosa di più che non l’esposizione dei propri stendardi, dei propri labari, dei propri scudi? Non mettiamo in scena forse (”ci” mettiamo in scena) una battaglia tra oriazi e curiazi, solo senza spargimento di sangue? Certo, questo (l’assenza di sangue) già sarebbe utile - e forse è proprio questo il senso più importante di queste interminabili discussioni telematiche. Ma in termini di conoscenza? Ci accade di cambiare idea, qui? No, né ho mai visto qualcuno a cui sia accaduto. (in termini di arricchimento di conoscenze, se mai, il blog funziona aforisticamente, per stimoli, suggestioni, diversioni, torsioni…) Però accade a volte che ci costringiamo a pensare più a fondo ciò che pensiamo - e anche questo è positivo. Dunque, anche qui siamo di fronte non a un vero dialogo, ma ad un uso funzionale dell’altro come sdoppiamento di sè, uno sparring partner del tutto fittizio.

Non ci convinceremo nel merito. Ma sono le forme della danza che contano.

(resoconto di una discussione su Nazione Indiana)

postato da alderano 18:47 commenti (7) 
 


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