| |
cirque de la solitude
“Il poeta produce il bello con l’attenzione fissata su qualcosa di reale. Lo stesso avviene con l’atto d’amore. Sapere che quest’uomo, che ha fame e sete, esiste veramente come me, questo basta, il resto viene da sé” (Simone Weil)
“L'anarchia viene dal di dentro. Non c'è un modello di anarchia, né alcuna definizione. Definire, vuol dire confessarsi battuti in partenza. Definire, vuol dire fermare il treno nella notte quando devia sullo scambio. Tanto vale ammettere che si ha fretta di farla finita con la comprensione dell'avvenimento. Proprio per la sua inattitudine di fondo a non saper definire niente, l'uomo scalpita nelle obiezioni e nella filosofia” (Léo Ferrè)
QUANTO ALLA MUSICA, CI SONO IL MYSPACE E IL BLOG SBANDATI
martedì, 13 febbraio 2007
Sul manifesto è apparsa oggi questa recensione di Lager Italiani ad opera di Marco Revelli. Annuncio che ne seguirà una di Valerio Evangelisti.
Lo stile italiano della segregazione.
di Marco Revelli
Appena una "e", cioé un nulla - una semplice vocale su dodici lettere -, mi distingue da Marco Rovelli. Per questo mi accade a volte che qualcuno mi attribuisca per errore la paternità del suo libro, Lager italiani. Il che non mi dispiace affatto perché il suo è davvero un libro che avrei voluto scrivere. Un libro - come dire? - "giusto".
Intanto è un libro di storie. Questa è la sua forza. Tante vite che prendono la parola e si raccontano. Volti. Persone. Biografie che graffiano come lame.
C'è Alì, algerino. E Carlos, equadoregno («Il mio paese è terra libera… Qui, invece… tutta l'Italia è una galera»). E Abdelali, marocchino, che quando l'hanno messo nel Cpt stava già morendo, vomitava sangue e nessuno lo guardava («Sono un giudice, non un dottore…» disse il magistrato, magari uno che votava per l'"Italia dei valori"…) e alla fine ha avuto il suo permesso di soggiorno in ospedale, poco prima di spirare. E Jihad, nato in Palestina, vissuto in un campo profughi, 21 anni di galera a Rebibbia, che però dice: «Trovarmi in un Cpt è stata l'esperienza più traumatica di tutto il mio percorso di vita». E Samir, a cui hanno strappato il Corano. E Lilia, 30 anni, moldava, badante…
Vanno avanti per 185 pagine le loro parole, in lunga fila scura come i sentieri dei migranti. Se qualcuno si stupisce per il titolo, se quell'espressione "LAGER ITALIANI" gli sembra fuori luogo, in qualche modo blasfema - Erri De Luca li chiama "fogne della coscienza" -, si legga queste storie. Non necessariamente tutte. E neanche tutte di seguito. Le scelga anche in modo casuale, il risultato non cambia. Sono - tutte - storie di soprusi. Di violenza. Di umiliazione. Soprattutto di botte. Tante botte. Somministrate da uomini in divisa, protetti dalla Legge e dallo Stato, su corpi indifesi. Spogliati di tutto. Al grado zero dei diritti. Gente uscita da percorsi infernali, da odissee di pericolo e di paura. Vita nuda, senza neanche il fragile involucro della "cittadinanza" a proteggerla.
Ascoltate Carlos, per esempio, quando racconta del trasbordo da Genova a Bologna: «C'era il fascismo. I finestrini del pullman erano oscurati. Un marocchino ha aperto la finestra, un poliziotto gli ha gridato di chiuderla. "No", ha detto il marocchino. "Voglio vedere mia moglie e mio figlio2. Loro erano lì fuori, sotto il pullman, il bambino piangeva, gli portavano via il papà e nessuno sapeva dove lo portavano. "Voglio vederli", implorava il marocchino. Allora lo hanno preso, gli hanno messo un braccio dietro la schiena, e hanno incominciato a picchiarlo con i manganelli. Un inferno. In quel momento era un inferno. E tutto per un documento».
E poi Alì, il suo racconto su cosa avvenne a Crotone, una mattina come le altre, dopo un tentativo di fuga: «…Entra di corsa un'altra guardia, è il capo, dà l'ordine, "picchiate, cazzo, fateli allontanare!". E' lui che dà l'esempio, afferra un ragazzo egiziano, avrà quindici anni, è lì che guarda, non è tra quelli che hanno provato a scappare, ma il capo è lì per dare l'esempio, lo sbatte per terra, due guardie lo tengono fermo, lui lo colpisce sul viso con un bastone di ferro, le due guardie fanno da contrappunto, obbedienti, i loro anfibi colpiscono il volto del ragazzo, ripetutamente, finché dal sangue non si vede più la faccia. Poi lo trascinano via. Sparisce. Nessuno le vedrà più». Nei giorni seguenti saranno riportati alla spicciolata al campo alcuni di quelli che erano riusciti a prendere il largo. Molti hanno sulle mani, delle bruciature. Altri segni scuri sul ventre: i segni delle scariche elettriche cui erano stati sottoposti al posto di polizia...
O, ancora, andatevi a leggere le pagine sul Cpt di Pantelleria, Italia, anno di grazia 2005: «I cessi, senza porte al centro del campo, sono ricoperti dalla melma. Non c'è angolo che non sia invaso dalla puzza. L'acqua arriva direttamente dal mare, e manca per diverse ore al giorno, così si suda e non ci si può lavare. C'è una bottiglia al giorno da bere, il cibo è scarso, dopo un'ora la fame ricomincia a strizzare lo stomaco». Leggetele, senza dimenticarvi che quei buchi neri della civiltà sono stati istituiti da una legge che porta le firme congiunte di Livia Turco e di Giorgio Napolitano. Tenetevele bene in mente, quelle storie, quando sentite le patinate parole che da uno studio Rai o dal più alto seggio della Repubblica, ministro e presidente ci rivolgono, le prediche sulle virtù civiche o sulla memoria della Shoà. Dalla distanza che separa quei linguaggi e quei racconti - il racconto che muove nell'alto dei cieli delle istituzioni, fatto anche da esponenti di un "governo amico", anche da amici essi stessi, e il racconto che muove nei territori infetti della realtà, nell'inferno dove le buone intenzioni ricadono sui corpi nudi, e tagliano e feriscono -; da quello scarto linguistico e semantico che pesa più di un confine fisico, di un deserto o di un oceano, potrete misurare l'abisso che ormai separa la politica dalla vita nuda. I luoghi (e i volti) del comando e i luoghi (e i corpi) su cui quel comando si scarica, cieco e ottuso nella sua violenza.
Lager italiani è stato presentato e discusso nell'edizione dello scorso autunno di "Torino spiritualità", e qualcuno si sarà certo chiesto - senza aver letto il libro - cosa c'entrasse una storia di corpi, e di nudità fisica, con le questioni dell'anima (con la "spiritualità", appunto). Lette le prime pagine si converrà, senza dubbio, che c'entra. Eccome, se c'entra! Perché ci dice, senza troppa teologia, come si possa perdere l'anima pur continuando a credersi "persone per bene". Come la si possa perdere individualmente, semplicemente passando di fronte a una cancellata col filo spinato e voltandosi dall'altra parte. E collettivamente, come "popolo" - si diceva così un tempo -, o come "sistema Paese", come la pessima neolingua contemporanea lo chiama, formulando e accettando una legislazione "concentrazionaria". Elaborando uno spazio nel quale la vita nuda diventa, in quanto tale, "cosa" di cui disporre per de-portarla, spezzarla, possederla o abbandonarla senza quel limite minimo del "rispetto" che - per effetto del "riconoscimento" - l'uomo dovrebbe all'uomo.
Non per niente nell'introduzione si parla di "buchi dello spirito": terre di nessuno dove il residuo rispetto di sé di un paese si perde. E Moni Ovadia, con tutta la sua autorità, ci parla, al proposito, del «nazismo che è in noi». Mentre Erri De Luca, nella Premessa, ci ammonisce che questa «è la nostra storia delle colonne infami». E che «un giorno dei figli chiederanno certo conto ai padri di quello che hanno lasciato fare, permesso, incoraggiato col silenzio».
postato da alderano
12:17 commenti
ARCHIVIO
oggi
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
agosto 2005
luglio 2005
giugno 2005
maggio 2005
aprile 2005
marzo 2005
febbraio 2005
gennaio 2005
dicembre 2004
novembre 2004
ottobre 2004
settembre 2004
agosto 2004
luglio 2004
giugno 2004
maggio 2004
aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
settembre 2003
LINK
- - Marco Rovelli libertAria - il Myspace musicale - - chi sono - - - - sbandati - il mio blog musicale - corpo esposto - il libro di poesie - Lager Italiani - il blog del libro - Sacrifici: il lavoro su Bataille - - una vita - il mio spettacolo di canti popolari Il blog acceso di Tereso il blog antirazzista di Sherif il blog bestiale di Francesca Matteoni il blog cantautorale di Alessio Lega Il blog critico della Lipperini Il blog curante di Pistorius Il blog dialogico di Minimokarma Il blog filosofia di Azioneparallela Il blog grouchomarxista di Pralina Il blog intensivo di Emilio Millepiani Il blog libero di Stampa Alternativa il blog libertario di Sahishin il blog musicale di Luca Barachetti il blog poetico di Francesco Marotta Il blog pre.ludico di Aitan il blog presepe di Nicolò La Rocca il blog ristoro di Daniele Greco Il blog sovraesposto di Georgiamada il blog vinoso di Stefano Calosso Il bollettino di Giulio Mozzi Il giornale di letteratura di Giuseppe Genna Il giornale immaginario di Valerio Evangelisti il sito Primo Amore Il sito su Horst Fantazzini Indymedia Nazione Indiana
COUNTER
visitato *loading* volte

|