Il lavoro che uccide e il lavoro che serve
Il lavoro rende servi. E' il caso dei migranti, che in Italia verranno messi in servitù bella e buona. Non ho tempo di articolare un discorso compiuto (sarebbe troppo lungo), ma le misure proposte da Maroni sono incredibili - e soprattutto, serviranno a rendere ancor più servile il lavoro migrante e clandestino (questo articolo di Repubblica sintetizza efficacemente i termini più elementari della questione). Ci rivediamo fra cinque anni, dite? No - perché qui si tratta di vigilare, giorno per giorno. Chi vuole ripercorrere la storia dei CPT e del dibattito in materia, un ottimo dossier lo si trova qui, nel sito di Sergio Bontempelli di Africa Insieme di Pisa.
Nota di servizio: un primo elenco delle presentazioni di Lavorare Uccide (che, mi auguro, saranno ogni volta occasioni di "assemblea popolare", e non solo un monologo del sottoscritto):
14 maggio (17,30): Massa, palazzo Bourdillon.
15 maggio (21,30): Milano, Circolo dei Malfattori, via Torricelli.
18 maggio (20,00): Roma, Libreria Flexi
21 maggio (18,00): Prato, libreria al Castello, via Piave 12.
22 maggio (21,30): Viareggio, sala comunale (org. comitato Matteo Valenti).
31 maggio (21,30): Roma, Csoa Acrobax
5 giugno (21,30): Milano, circolo Scighera.
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18:28 commenti
Mettere servi al lavoro per allevare servitù.
(Quando sento la parola cultura metto mano alla pistola).
Non una parola sul resto. Solo su Mariastella Gelmini. La nuova ministra dell'istruzione. Quella che metterà mano alla scuola. L'avvocatessa (non sia mai che un ministro conosca la scuola dal di dentro) ha presentato nella scorsa legislatura una proposta di legge che, tra la varie cose geniali "per l'attuazione del merito", avrebbe voluto instaurare la chiamata nominativa dei docenti. Insomma dovrebbero essere i presidi adecidere chi insegna in una scuola, seconda l'avvocatessa. Ma l'avvocatessa, dico, ha idea di come funziona la scuola già adesso? Di quanto sia sempre più ingorgata di assurdità para-aziendali e burocratismi insulsi? Di quanto già adesso la rappresentazione (e autorappresentazione) manageriale dei presidi abbia fatto solo danni, non aumentando di una briciola l'unica cosa che davvero serve a scuola, cioé la qualità dell'insegnamento? Ecco, attuare quella proposta significherebbe rendere il corpo docente un branco servile, e far lavorare unicamente clientele - familistiche e/o politiche. Per quanto mi riguarda, poi, significherebbe non lavorare più, ché io con i presidi che mi sono ritrovato fino ad ora (un misto tra autoritarismo ottocentesco e volizioni postmoderne) non ho avuto esattamente buoni rapporti. E non ho intenzione di isservilirmi in futuro. Sapete com'è, dalle mie parti provinciali a volte basta il capello lungo per essere additati (dai colleghi, non dai ragazzi, ché con loro ci sono generalmente ottimi rapporti) a untore e corruttore. (Un preside mi disse pure, una volta - e io di lui sapevo solo il cognome: "su di lei so più cose di quante lei s'immagini". Lo chiamavano Mossad, insomma).
Ah, un'altra parola. Il ministro della Cultura. Sandro Bondi da Fivizzano. Se non avete mai letto le sue poesie, eccole. Ridete, e poi piangete.
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21:53 commenti (13)
Possibile?
Possibile che ci voglia sempre il morto? Possibile che i media, così pronti a far terrorismo su una serie di questioni, o a cancellare i fatti dal reale, non sentano la necessità di vedere che nelle strade lo squadrismo fascista imperversa? Possibile, sì. Sono solo ragazzate, in fondo. Ecco qui una lista aggiornata delle ragazzate fasciste. E non credo ci sia bisogno di essere comunisti o antagonisti per preoccuparsene, no? L'Italia (domanda retorica, ahimé) è ancora una Repubblica antifascista?
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16:36 commenti (4)