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del resto è così che ci si prende
“Il poeta produce il bello con l’attenzione fissata su qualcosa di reale. Lo stesso avviene con l’atto d’amore. Sapere che quest’uomo, che ha fame e sete, esiste veramente come me, questo basta, il resto viene da sé” (Simone Weil)
“L'anarchia viene dal di dentro. Non c'è un modello di anarchia, né alcuna definizione. Definire, vuol dire confessarsi battuti in partenza. Definire, vuol dire fermare il treno nella notte quando devia sullo scambio. Tanto vale ammettere che si ha fretta di farla finita con la comprensione dell'avvenimento. Proprio per la sua inattitudine di fondo a non saper definire niente, l'uomo scalpita nelle obiezioni e nella filosofia” (Léo Ferrè)
QUANTO ALLA MUSICA, CI SONO IL MYSPACE E IL BLOG SBANDATI
mercoledì, 27 febbraio 2008
Disumanarsi
Quando sono andato a Amsterdam per la conferenza, ho dormito due notti in città, in un gran bel bed and breakfast sul canale. Poi sono andato in una cittadina sul mare a ovest di Amsterdam, IJmuiden. Ospite di Marino Magliani. Era lo scrittore tramite con l'istituto italiano di cultura, ma di lui non avevo letto nulla. Mi ha regalato una copia di Quattro giorni per non morire, il suo libro precedente (quello nuovo è nell'imminenza dell'uscita), l'ho letto nel viaggio di ritorno, ed è davvero un gran bel libro. Ne scrivo (di Marino, del libro) su Nazione Indiana, qui.
PS Nel frattempo, ribadisco che nel preziosissimo blog di Francesco Marotta potete leggere i primi due capitoli del mio Cirque de la solitude, qui.
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18:40 commenti
lunedì, 25 febbraio 2008
Cirque de la solitude / La donna non esiste
E' il doppio titolo della mia unica opera di narrativa pura. Scritta tre anni fa, rivista di recente. Nella prima versione la mandai a diverse case editrici. Molti apprezzamenti, nessuno disposto a pubblicarla. Ma li capisco, nemmeno io avrei pubblicato una cosa del genere se mi fosse arrivata. Proprio perchè non ha un genere. Troppo, troppo lirica. Troppo poca trama. Una storia di gesti, di eventi. Una storia "iporealistica". "Elementare". E ci si perde. Lo dico senza un grammo di snobismo o elitarismo - del resto, l'autore di culto dell'ultimo anno per me è stato Philip Dick, che sta esattamente agli antipodi. Ma la mia carne si dispone naturalmente a un tipo di scrittura di questo non-genere - quando leggo, e dunque anche quando scrivo. Per dare un'idea topografica, i lettori (editoriali e non) hanno dato le coordinate di Duras, Kristof e ovviamente Bataille, e io concordo. Probabilmente il prossimo anno questa "storia" verrà pubblicata, comunque. Nel frattempo, un'anteprima. Avevo dato il Cirque al poeta Francesco Marotta, che ha voluto pubblicarne i primi due capitoli sul suo bellissimo blog La dimora del tempo sospeso. Qui.
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11:16 commenti (6)
mercoledì, 13 febbraio 2008
Libertà
Il mio amico Davide Giromini ha messo su YouTube brani del suo concerto di dicembre al teatro degli Animosi a Carrara. Qui il video di Libertà, cantata dal sottoscritto. Il riferimento alle morti sul lavoro è dovuto al fatto che il concerto è stato la sera dopo la strage della ThyssenKrupp.
Domani vado qui - a vedere se in quel porto ci sono ancora marinai che bevono e bevono e ribevono e bevono ancora. Tranne sabato, che devo andare qui a dire due parole.
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00:46 commenti (4)
venerdì, 08 febbraio 2008
dio ha la minuscola e la specificazione
Su Nazione Indiana ho pubblicato un brevissimo brano di corpo esposto. Si intitola "al dio di agar". (Agar, Ismaele: coincidenze meravigliose - ma di questo non si dice). Nei commenti ho detto qualcosa su dio. Su quello che a volta definisco (ma per celia, davvero per celia: così come Bataille parlava - in "Su Nietzsche", libro per me fondamentale - di "pal") - ateismo mistico. Giusto per dare una definizione a chi mi chiede impudicamente se credo in Dio, sapendo per certo che non mi comprenderanno neppure così, ma offrendo quelle due parole come segno d'amicizia.
Io non so davvero che significhi la parola "Dio". Dunque non posso essere in conflitto con un'insignificanza. Io parlo di (un) dio-di-(qualcuno). Che è, poi, la relazione di (qualcuno) con la sua forma-di-vita. La relazione al limite - del (proprio) mondo/del (proprio) linguaggio/della (propria) anima. dio, con la minuscola, e seguito da un complemento di specificazione, designa un movimento, un itinerario (nella mente di dio, nel deserto) che qualcuno compie fra sè e sè. Fra un sé e un sé, dove il sé che viene dopo è una x, ancora - è un non ancora - e ancora non lo si sa, ed è ineffabile dunque. dio con la minuscola e la specificazione è la relazione costante, inestinguibile, bruciante, "eroica", assetata, con quel non essere che promette di essere (eié ascer eiè, sarò quel che sarò), è la promessa dell'essere dunque, la promesse de bonheur - ma una bonheur che si dà (si dà, si fa) solo nel deserto, nell'attraversamento stesso del deserto. dio con la minuscola e la specificazione è il compimento della forma, un compimento che resta sempre e infinitamente incompiuto - è un resto. io, per voi, non sarò che una traccia, diceva Nadja - dio con la minuscola e la specificazione è una coincidenza, un accadimento sovrano, un trovare la propria forma come per un miracolo - e il miracolo di riconoscersi assolutamente (senz'altro, appunto), riconoscendo segni, i segni del cammino che combacia e coincide, assolutamente e radicalmente, con la propria forma. dio con la minuscola e la specificazione, allora, è un Sì - una traccia scritta inscritta e escritta sulla sabbia del deserto - che tutto comprende e tutto vuole, e perciò tutto crea: tutto è scritto - lo si scrive, ed è scritto da sempre. dio con la minuscola e la specificazione ha allora solo questo in comune con il Dio con maiuscola e specificazione: che è redenzione, riconoscimento e riconoscenza.
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12:17 commenti (5)
mercoledì, 06 febbraio 2008
Vengo anch'io' no, tu no.
Alcuni membri della redazione di Nazione Indiana hanno aderito a un appello di scrittori contro il boicottaggio ventilato da alcuni contro la Fiera di Torino per l'invito allo Stato d'Israele in quanto ospite d'onore. Di seguito pubblico le due mail che ho mandato nella lista interna di Nazione Indiana. Ieri sera avevo manifestato il mio disaccordo rispetto all'appello così.
Scusate, ma io sono perplesso. Gli appelli da firmare sono un po' un presa di posizione forte su questioni "a rischio", minoritarie, occultate - una sorta di decretazione d'urgenza in materie che la maggioranza non considera. Ma questa questione: ne vengo a conoscenza qui, ma vedo che chi ha chiamato al boicottaggio sono stati alcuni membri dei comunisti italiani affinacati da una parte, anch'essa minoritaria, di rifondazione, peraltro subito redarguita da bertinotti per interposta persona. E allora questo mi puzza. Chi si vuole difendere? Non ho letto nè visto servizi televisivi, ma non dubito che sui media ci sarà una unanime condanna sdegnata di questi sciagurati che hanno chiamati al boicottaggio. E' davvero necessario che anche gli intellettuali gli diano una mano? Cui prodest?
Detto questo - e detto che io non sono sospettabile di non riconoscere la centralità della cultura ebraica (Lager italiani ha due note: Moni Ovadia e Erri De Luca, e tanto basti) - a me pare che non sia così scontato che qui stiamo parlando di cultura e non di politica. La fiera del libro parla con lo Stato di Israele, e con i rappresentanti del suo governo: vedo che sui giornali infatti si riporta dell'incontro di Ferrero con il ministro plenipotenziario dell'ambasciata d'Israele in Italia. Dunque posso anche sospettare legittimamente - conoscendo le posizioni del governo - che esso tenderà a invitare scrittori che supportino la sua condotta? E che magari, che ne so, tenderà a non invitare scrittori radicalmente critici? O forse, sì, lo farà, ma nella giusta e necessaria misura per apparire rispettoso di tutte le posizioni?
E poi, ho letto una dichiarazione di Dario Fo, dice che si poteva - se la pace e il dialogo sono l'obiettivo - fare come fanno anche per il premio Nobel, che lo danno all'uno e l'altro, ossia invitare congiuntamente anche gli scrittori palestinesi.
Dire questo è essere antisemiti? A me pare che quest'appello sia davvero semplificatorio, e fa appello ai sensi di colpa che da anni gli amici (del governo) di Israele cercano di instillare in chi si limita a condannare nel modo più netto e deciso la condotta del governo stesso. Insomma, firmiamo, non vorremo mica sembrare antisemiti. Io non lo sono, e non firmo.
Per me sono - tutti, indistintamente - vittime. Se passo poi al piano politico (e l'ho scritto in un commento), se devo stare con qualcuno sto con gli anarchici israeliani contro il muro (ebrei, israeliani, residenti in Israele). Io sto con tutti gli ebrei democratici, che riconoscono che il loro Stato esercita un'oppressione. E il punto è proprio quello: lo Stato. Finché non si esce da Stato contro Stato la questione non verrà mai risolta. Cosa possiamo fare noi allora? Favorire l'incontro. In ogni occasione. Ma la fiera del libro ha fatto questo? No. E' passata dallo Stato, quando avrebbe potuto saltare la mediazione statale e rivolgersi direttamente alle comunità di scrittori, di persone, da una parte e dall'altra. Se io voglio la pace faccio questo. E mi viene da pensare, se avesse fatto così la fiera non avrebbe avuto i contributi che sicuramente ha avuto. La fiera è un'istituzione di potere, e come tale si è comportata.
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19:26 commenti (15)
martedì, 05 febbraio 2008
Storie e geografie
Scrivevo, qui sotto, che ogni soggetto da raccontare ha la sua forma adeguata. Mi spiego meglio. Nel caso dei migranti reclusi nei CPT c'erano storie da narrare, il clamore di mari e deserti, l'annegamento spazio-temporale nel gorgo sospeso dei centri. Storie, dunque, "narrazioni dal vivo", così mi pare che si possano definire. Avevo scritto quelle storie come se fossero narrazioni pure, come se fossero storie inventate. Ma non lo erano - e a trarne le somme (ma anche, all'inverso, a sovradeterminarle) c'era un apparato teorico.
In questo caso, invece, non si è trattato di raccontare storie. Non c'erano storie da raccontare, ma eventi. Eventi di cui occorreva render conto. Spazi, dunque, spazi che occorreva perlustrare "in lungo e in largo". Mettere insieme i pezzi che ne compongono il senso. Detto altrimenti, leggere ogni evento come un nodo di cui occorre conoscere tutti i singoli fili che ne vanno a costituire la forma, la natura, la differenza specifica. Un viaggio nomadico, dunque: un viaggio fatto materialmente in Italia, certo, ma prima di tutto un viaggio all'interno di ogni singolo evento. Non storia, dunque, ma geografia.
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