del resto è così che ci si prende

 

“Il poeta produce il bello con l’attenzione fissata su qualcosa di reale. Lo stesso avviene con l’atto d’amore. Sapere che quest’uomo, che ha fame e sete, esiste veramente come me, questo basta, il resto viene da sé” (Simone Weil) “L'anarchia viene dal di dentro. Non c'è un modello di anarchia, né alcuna definizione. Definire, vuol dire confessarsi battuti in partenza. Definire, vuol dire fermare il treno nella notte quando devia sullo scambio. Tanto vale ammettere che si ha fretta di farla finita con la comprensione dell'avvenimento. Proprio per la sua inattitudine di fondo a non saper definire niente, l'uomo scalpita nelle obiezioni e nella filosofia” (Léo Ferrè)

QUANTO ALLA MUSICA, CI SONO IL MYSPACE E IL BLOG SBANDATI


giovedì, 30 agosto 2007

 

marco scrive:

accettare il pane duro il bianco della calce le solfatare delle pianure

marco scrive:

marco scrive:

marco scrive:

marco scrive:

marco scrive:

marco scrive:

marco scrive:

         mai più

 

nessun nodo di lana grezza che ci stringa il collo

e farsi piccola particella di vetro e non vedere nulla

poi esplodere il petto frantumare i timpani scoppiare il cuore

ogni biancore assimilato ogni livido acquisito ogni ampiezza celebrata

le scivolate a lato lo sfregamento delle ossa la trasparenza della pelle

le cavità laviche le bolle di intimità le perdite di identità


postato da alderano 21:57 commenti (2) 
 


martedì, 28 agosto 2007

 

 (da Corpo esposto)

Condensa il pensiero

e fallo implodere,

dici con un gesto.

Dissolvilo nell’acido

con dolcezza…

 

Ma il pensiero sta nei bordi:

che non sia troppo sfrangiato

non si ficchi nella carne

come ruota dentata.

 


postato da alderano 22:03 commenti (4) 
 


mercoledì, 22 agosto 2007

 

Scritture bianche

E' un periodo di intense scritture, questo. Non nel senso che io stia scrivendo con la penna, o sulla tastiera. Ma nel senso che porto il mio corpo in giro per questa terra italica ad ascoltare storie, a connettere informazioni, a rintracciare indizi. Ancora non c'è la penna, a scrivere, ma io sento questo mio camminare già come una scrittura. E-scrivo storie, come pre-testo per la scrittura alfabetica. La quale sarà un mettere in suono un senso già tracciato.

Scrivo di quelle che vengono chiamate, con un sintagma infame e menzognero, "morti bianche". Che erano le morti in culla, di cui nessuno era responsabile, che non si capiva come potessero accadere. Che erano pura fatalità. E agli Edipo in mano al fato tocca accecarsi e non vedere cosa sta dietro a tanto bagliore. Ma Edipo deve aprire gli occhi, e sfidare quel fato. Perché troppo spesso il fato è invocato a coprire responsabilità. E la responsabilità più grande è quella in cui tutti siamo coinvolti. Perchè è il sistema economico, tutto intero, che esige, come un moloch, sacrifici umani. Di vittime innocenti. E le vittime innocenti non sono martiri, come ha detto il capo del governo qualche tempo fa, senza capire che cosa gli stava uscendo dalla bocca.


postato da alderano 20:12 commenti (4) 
 


martedì, 21 agosto 2007

 

Potessi strappare a morsi il pensiero
conficcato nei bordi appuntiti
sul dorso dei venti.

E' passato,
monsieur,
è passato tutto, adesso.

postato da alderano 12:56 commenti (2) 
 


domenica, 19 agosto 2007

 

Cancellato

Cancellato, dice Egle. Come sbarre perpendicolari al volere, che aprono gesti e piccoli respiri. In fondo non c'è niente da fare, qui, se non camminare di sbieco, come su un cornicione tra punte di ferro inchiodate per piccioni molesti e vertigini fin troppo attese. Ma sono centimetri di cemento da percorrere, ancora, ettari di deserto e strati geologici di cielo. Non devo più rincorrere nessuno camminando di sbieco, penso. L, qua accanto, mi chiama all'angolo della strada. Vieni, dice, ci sono due donne in postura frontale. Con loro camminiamo, e torniamo sul dorso delle dune. Dove vertigini ci allungano il collo e lo incollano a quel che non si vede perché sta dietro alla testa. Qui, diciamo, qui. Abbiamo percorso il perimetro, perlustrato il parco con passo lento. Ci aspettiamo sempre qualcosa al canto del passo, e pure tutto è già lì, noi lo sappiamo, e questo nostro attendere è come voltarsi indietro ad ogni passo, e svoltare, svoltare ad ogni canto, ogni cantone capisci, quando dietro è come il corridoio buio del bimbo, buio come il Bu di cui il bimbo si spaura, e la stanza da perlustrare con passo accorto, prudente come di chi si alimenta di un non visto. Poi ci sarà da spiegare l'ellissi, domani, ma meglio sarà continuare in cerchio, ancora ed ancora ed ancora, cancellati, cancellati, cancellati.


postato da alderano 04:56 commenti (2) 
 


mercoledì, 08 agosto 2007

 

Lo Spettacolo di Ubik

Caro V.,
ho appena finito di leggere Ubik. Quasi d'un fiato. Senza fiato, né vie di fuga. Il disfacimento (come in Noi marziani) e la salvezza. Una realtà an-archica, dove il dualismo è tra gli enti e non tra principi primi. Una realtà di prede e predatori, nietzscheanamente (ma la specularità che torna continuamente consiste pure con la prospettiva insostanziale di Girard). E questa congiunzione del sacro e della merce in Ubik/esergo: che si lega, nella mia (allucinata?) prospettiva, all'esergo feuerbachiano della Società dello Spettacolo (il feticismo della merce, lo Spettacolo come degradazione del Sacro; il vero come momento del falso).
E poi: nessun ubi consistam, in questa infinità dickiana. Solo dissolvimento. Anche nel bene. Non verso-il, forse: ma il dissolvimento è il bene (ché mi pare evidente l'apporto della spiritualità buddhista, al di là del Bardo Thodol stesso).

Ubik vuole l'anima
Ubik vende l'anima
Ubik prende l'anima
Ubik cresce l'anima
Ubik scuote l'anima
e produce l'anima
Ubik dice all'anima
che è felice l'anima

(à suivre...)

postato da alderano 14:04 commenti (2) 
 


domenica, 05 agosto 2007

 

Sbandati

Su Nazione Indiana ho pubblicato, qui, il testo della canzone che ha aperto la mia nuova vita musicale in piazza Alimonda e che, ancora, lunedì eseguirò in concerto insieme agli Yo Yo Mundi.

postato da alderano 14:57 commenti (3) 
 


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