del resto è così che ci si prende

 

“Il poeta produce il bello con l’attenzione fissata su qualcosa di reale. Lo stesso avviene con l’atto d’amore. Sapere che quest’uomo, che ha fame e sete, esiste veramente come me, questo basta, il resto viene da sé” (Simone Weil) “L'anarchia viene dal di dentro. Non c'è un modello di anarchia, né alcuna definizione. Definire, vuol dire confessarsi battuti in partenza. Definire, vuol dire fermare il treno nella notte quando devia sullo scambio. Tanto vale ammettere che si ha fretta di farla finita con la comprensione dell'avvenimento. Proprio per la sua inattitudine di fondo a non saper definire niente, l'uomo scalpita nelle obiezioni e nella filosofia” (Léo Ferrè)

QUANTO ALLA MUSICA, CI SONO IL MYSPACE E IL BLOG SBANDATI


domenica, 29 luglio 2007

 

LA SOTTILE LINEA ROSSA

Giorni di juta buttati sulle spalle. Sogni irricevibili come ferite. Ricordarli, è come fare un ricamo sul nulla. Accendere il vuoto di fiato sprecato. Non è buono neppure per scaldarsi. Ché fa freddo, lo svanimento. Il sangue rallenta, si arresta il respiro. Il dito inchinato alle labbra serrate. Alla porta del respiro che non passa. Non c’è chiave. Solo spreco, e svanimento. Una grande buca nella terra. In fondo alla buca un automa a braccia levate in segno di niente. A qualcuno sembra il grido d’aiuto dell’essere. Scava con i piedi, e ha già toccato il fondo. La lingua infoderata in gola. Due pulsanti sul torace, che non avviano né arrestano. La terra non è quella dei sogni, ma del punto esatto e inafferrabile del loro svanimento. La sottile linea rossa dove non c’è più sogno, ma neppure qualcos’altro. C’è solo questo fluttuare di terriccio impalpabile, di grida inudibili, di figure irrintracciabili. Non c’è sviluppo, qui. Solo unghie conficcate.

(Silenzio che sommerge)

Non potere.

Nulla, un abbandono.

Attesa di un’imminenza.

Veglia insonne a un corpo

di gloria che si spegne.

Imminente sarà la fine di ogni attesa.

Un’ombra fugge.

A lato, una fede.

 

(Un'altra sottile linea rossa chiude la scatola delle memorie)


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giovedì, 26 luglio 2007

 

Lettere

Sim                           Fa#
Io ti scrivo e la tua pelle brucia
Sim                          Fa#
Come una promessa ch’è adempiuta
        Mim                     Sim
La mia pelle è tatuata del tuo nome
       Mim                 Fa#
Di respiro confuso con parole
          Sim                    Fa#
Nelle parole che ti scrivo è confuso il mio respiro
        Sim                    Fa#
Che si fa spesso sotto la tua pelle
   Mim              Sim
Così ti posso finalmente baciare
      Mim                 Fa#
E la tua risata è la mia febbre

       Sol            Fa#/Si
E' la rabbia della poesia,
Sol                 Fa#/Si
  Questo fremito tenace,
    Sol                     Fa#
Il dubbio e la quiete e l’odore dei corpi
      Sol                 Fa#
E' un canto di terra e di pace

Ancora per molti giri di luna
Resterò con l’attesa nelle mani
Con il primo sguardo dei miei occhi
Con i nostri non più due corpi sovrani
E tu muori di sete ed ogni singola parola
Che mi dici è per me il vino più buono
Come incrinata la mia voce si denuda
Quando ti bacio seni e sensi e mi perdono

       Sol            Fa#/Si
E' la rabbia della poesia
...

Ma tu tieniti l’amore e poi butta le parole
Che non ho libri o poesie da tramandare
Ogni lettera che resta capitale
È un abbraccio in meno da trovare
Ma tu tieniti l’amore e poi butta le parole
Che non ho memorie da conquistare
È qui e adesso che io vivo È qui e adesso che tu ami
È qui e adesso che io ti dovrò aspettare

       Sol            Fa#/Si
E' la rabbia della poesia
...


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martedì, 24 luglio 2007

 

Ciao, Caterina.

E' stata la mia maestra nel canto popolare. Senza di lei non avremmo più dei veri e propri tesori musicali. Ho appreso la notizia dai giornali, ero in Puglia, e mi si è bloccato il cuore in gola. La invitai che ancora abitavo nei boschi della Rocchetta, ci vedemmo all'osteria che frquentavo in quei tempi, ci ubriacammo insieme, e venne a dormire da me. Ebbi l'onore di un "tanto di cappello" quando cantai la sua "Entra la corte". Restammo amici, anche se il suo carattere non era facile: quando sentì "Battan l'otto" devastata elettronicamente nel primo cd del mio ex gruppo si irrigidì, e non si fece sentire più per molto tempo. ma il mio amore per lei era più forte di tutto. Le proposi di organizzarle un tributo musicale. "I tributi si fanno ai morti!" mi disse. Le dissi che non è vero, ci sono splendidi tributi (penso a quello a Neil Young...), e lei accettò, fai come vuoi, disse. Il mio non era solo una forma di riconoscenza artistica: volevo racimolare dei soldi, ché le avrebbero fatto comodo, date le sue condizioni economiche non proprio floride. Contattai molti artisti dai quali ebbi la disponibilità: Bandabardò, Guccini, Piero Pelù, Yo Yo Mundi, Riccardo Tesi. Ma da solo non ce la facevo a organizzare tutto, e fui costretto a mollare. Mi fa rabbia il fatto che magari, adesso che è morta, qualcuno il tributo glielo organizzerà. Ma sono tutti bravi a a farlo una volta che qualcuno è morto.
Caterina raccontava storie meravigliose. Per esempio di un vecchio contadino che suonava il violino come pochi. Lo andò a trovare il grande violinista Grappelli. Quando questi tornò fuori dalla stalla, tremava e sudava. Aveva scoperto, inchiodato a una parete, uno Stradivari autentico. Pregò il contadino di darglielo. Quello si rifiutò. Là era il suo posto, quell'oggetto non era merce, il suo senso, la sua vita, stavano là dove il tempo si era incrostato sul suo legno. Mi sarebbe piaciuto fare un libro-intervista, una sorta di autobiografia. Glielo proposi, e lei accettò. Solo che la cosa avrebbe richiesto tempo, e rimandai a un momento più propizio. Maledico questa dilazione, adesso.
Ciao Caterina, ti voglio bene.

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domenica, 22 luglio 2007

 

Carlo Giuliani

(sull'aria di Morte e decapitazione di Sante Caserio)

Era il 20 di luglio nella città blindata

Un pugno di signori dietro a una cancellata

Ma nelle strade gridavan già

In centomila la libertà

I popoli del mondo a Genova riuniti

Erano a protestare contro gli otto banditi

Di zone rosse chiuse al patir

Noi non vogliamo mai più sentir

Il sole a precipizio I colori sulle bandiere

Ma dentro la questura ancora camicie nere

Il movimento ora lo sa

Che qui è in gioco la libertà

In via Tolemaide corteo autorizzato

Da mille poliziotti a freddo è caricato

I manifestanti restano là

Non ci strapperanno la dignità

I corpi fanno muro alla feroce violenza

I corpi si fan scudo diritto di resistenza

Ma nelle strade intorno alla via

Continua a infuriare la polizia

Mentre in piazza Alimonda jeep di carabinieri

Fende la folla e offende i corpi ed i pensieri

Mentre un ragazzo fragile sta

Dietro al defender e non se ne va

Sfrecciano le sirene son mute quelle del porto

Per le strade si grida uno di noi è morto

Era un fratello immenso è il dolor

Carlo il suo nome ci sta nel cuor

(Ho scritto questo testo nel 2001. L'avevo cantata solo un paio di volte. L'ho rifatto questo 20 luglio. Come un cantastorie, a cercare di dire la verità negata).


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venerdì, 20 luglio 2007

 

Ho recuperato un template da un mio vecchio blog. Ora basterebbe invertire i colori, e sarebbe fatta. Nonostante la scomparsa dei commenti degli ultimi due mesi, di cui mi duole.
In ogni caso, segnalo il 20 luglio. Come sempre, ancora una volta, lì.
Ed è una data importante, perché è in piazza Alimonda che nasce la mia nuova vita musicale. Di cui renderò conto in questo blog.

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domenica, 15 luglio 2007

 

Ho recuperato dalla cache gli ultimi post. Ma non i commenti. E il template, boh.
In ogni caso resta che fino a quando non riesco a risolvere il problema, sospendo le scritture. E se qualcuno non mi aiuta, ho l'impressione che questo rimarrà un luogo sospeso.
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mercoledì, luglio 04, 2007

 

In margine al viaggio.


Continuo, ancora, il mio viaggio in Italia a sentire le storie di migranti espropriati di sé. Le sento, poi ne faccio racconto. Sono io a raccontarle. E' la mia voce, con la sua grana, che si fa sentire. Ma - mi pongo domande continue, più facilmente in treno, di ritorno - questo forse è un esproprio ulteriore? Non lo credo. Sono io che parlo, sì, è la mia voce che si sente, si articola (dunque: non gli dò voce); ma io che parlo sono parlato – attraversato dalla voce delle “vittime”. E questo che cosa significa? Significa raccontare la storia del mio corpo inciso dai colpi delle non-più-vittime. Dai colpi degli immortali, come scrive Badiou nel suo libretto sull'Etica. . Io non sono l’Uomo bianco e buono che si china sulla vittima, quella vittima che si offre a buon mercato alla pietà del salvatore (se così fosse, preferirei che i miei libri bruciassero): quello che racconto è il mio divenir-nero. E raccontando il mio divenir-nero, le non-più-vittime risplendono, trasfigurate, ché loro sono la natura che si è innalzata sopra l’umano ogni volta che hanno resistito ai colpi dell’ignominia, parando colpo su colpo, e ogni colpo lo hanno restituito.

Si tratta, in fine, di riconoscersi come infiniti: agli antipodi dallo stupore del selvaggio, riconoscersi gli stessi, presi nel medesimo, infinito mondo (differente: e medesimo perché differente).


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lunedì, luglio 02, 2007

 

Lo Zen e il cursore del mouse.

Negli ultimi giorni ho scoperto che esiste un sito di giochi online, e ho preso a fissarmi sul Puntatore, gioco a cui vi invito, e il cui indirizzo potrete trovare nel corpo di questo testicolo che ho pubblicato su Nazione Indiana.


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martedì, giugno 26, 2007

 

LEGGERE STELLE

(canzone)

 

Declina la vita    Come un angelo dal cielo

S’inclina la vita    Verso il vero

E s’alza la vita     Come un angelo ribelle

Ora ch’è finita    Usciamo a riveder le stelle

 

Discendo il sentiero     Per il crinale del monte

M’inoltro nel pensiero    All’orizzonte

S’inerpica il sentiero    E trasuda la mia pelle

Termina il pensiero    Esco a riveder le stelle

 

Stelle da leggere   Stelle da perdere

Stelle da guardare    Stelle da respirare

Stelle da ridere    Da far esplodere

Stelle da stringere    Stelle da piangere

Stelle da leggere come un libro aperto

Un libro da mettere sul cuore

Sono impronunciabili e leggere le parole

Per sparire senza far rumore

 

Rifiorisce il giorno    Luce tutta intorno a me

Rifiorisce il giorno     Senza un perché

Rifiorisce il giorno     E ridiamo a crepapelle

Ci guardiamo attorno    Solo stelle

 

Stelle da leggere....

 

Rifiorisce il giorno....

 

Stelle da leggere...

 

Stelle calde    Stelle vere

Stelle rosse    Stelle nere

Stelle bianche    Stelle fredde

Stelle in cielo    Senza stelle

 

Arrivare a vedere le stelle dal punto di vista dello spazio vuoto


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mercoledì, giugno 20, 2007

 
Giovani morti e Giovanardi vivi.

Il 20 gennaio 2006 scrivevo:

- - - Quando Patrizia Aldrovandi ha messo il suo blog per dire dell’omicidio che un branco di poliziotti aveva commesso nei confronti dei suoi figlio Federico, forse era solo la risorsa della disperazione. Forse non si aspettava questo riscontro. Invece, grazie alla potenza orizzontale della rete, il caso è arrivato in Parlamento. Dove il ministro Giovanardi ha risposto a un’interpellanza con vere e proprie menzogne, affermazioni già smentite dai fatti, tese solo a coprire, per l’ennesima volta, la violenza della polizia, che gode di un’impunità totale.

La sera stessa in cui il blog su Federico era venuto alla luce avevo telefonato a Haidi, la mamma di Carlo Giuliani, per informarla dell’accaduto. Il fatto si inscriveva in una costellazione ben precisa: la mattina seguente, a Genova, ci sarebbe stato l’ultimo appello (poi posticipato di dieci giorni) per riaprire il caso di Marcello Lonzi, massacrato nel carcere di Livorno a suon di calci e pugni – e i poliziotti hanno fatto a coprirsi l’uno con l’altro, e Marcello Lonzi è morto per una caduta. Adesso Haidi ha scritto una lettera a Cinzia. E’ bella, questa lettera, commovente. E poi scrive, tra l’altro: “I manganellatori di Genova mi hanno spesso ricordato il militare che ha ucciso Francesco Lorusso, nel '77 a Bologna. Ad un giornalista che gli chiedeva perché avesse sparato agli studenti: «Te lo posso dire - ha risposto - tanto so che non mi faranno niente: ridevano di noi»”. - - -

Oggi, dopo una lunga battaglia di verità, sono stati rinviati a giudizio quattro poliziotti per omicidio colposo.

PS - Vedo solo adesso, mentre rileggo, che a farsi voce di queste menzogne fu proprio, guarda caso, Giovanardi. Proprio quello che, qualche sera, mi diceva che le mie sui CPT sono menzogne, che mi dava del cialtrone. Proprio lui.


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venerdì, giugno 15, 2007

 
Che bello, sono anch'io un terrorista.

Se volete farvi due risate, questa sera, alle 21,10, su Odeon Tv potrete vedermi nella trasmissione "Virus", condotta da Gianfranco Funari, litigare bellamente con Carlo Giovanardi. Un uomo che lo vedi scendere le scale per entrare nello studio e pensi, Questo è l'incedere altezzoso e sprezzante del potente. A margine potrete pure vedere la vice-sindaca leghista di Lampedusa (dio ce ne scampi), mentre non vedrete il parlamentare di Rifondazione Acerbi, che non si è presentato (i compagni si vedono nel momento del bisogno). Litigare, ho detto: ma si tratta, in realtà, di difendersi. Ché quando cominci a parlare a dire le tue verità intrattabili, allora la tua voce viene coperta e si alzano le grida, Menzogna, Cialtrone, Follia. E poi, a glorioso suggello, pure l'epiteto di Terrorista. Sarò narcisista, ma un po' ne vado fiero. Epiteto, peraltro, che ho restituito al Giovanardi quando afferma che decine e decine di milioni di persone sono pronte a venire in Italia, che non aspettano altro. Questo sì che è terrorismo vero. Ma ciò che non potrete vedere è che nel fuori onda precedente (ancora: la verità sta sempre nell'osceno) Giovanardi mi dice, Ma la tua è follia, Ci sono duecento milioni di persone nel mondo pronte a venire in Italia. Davvero? rispondo, Mi può indicare le fonti, sarei davvero curioso. Ah, le fonti ci sono!, è noto... Poi cambia discorso. Evidentemente ci pensa su, poi, rendendosi conto che era davvero troppo grossa, abbassa il tiro. Ma sempre di parole a caso si trattava.
Però, almeno, ho scoperto che Funari è un'ottima persona. Simpatica, aperta, spontanea. E poi, dal modo in cui ha condotto, ma anche dal colloquio che abbiamo avuto, si capiva che stava dalla mia parte. E far star zitto Giovanardi per lasciar parlare il sottoscritto, non è cosa da poco.
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martedì, giugno 12, 2007

 

La ciurma della Marina.


Oggi Yusuf, un ragazzo senegalese, mi raccontava della sua Dakar, dell’ospitalità che là è regola sacra. Ecco, non deve essere lontana da Cagliari. O meglio, da una sua parte, quella più viva, attiva, creativa. Non ero mai stato in Sardegna, ma adesso grazie ai ragazzi di Chourmo conto di tornarci più e più volte. I quattro giorni spesi “con” il festival Marina Café Noir sono stati di reti tese ed allacciate. Reti di sguardi e di parole, di accoglienza e di cura. Un festival come MCN – quest’anno dedicato a “Eroi, migranti, pirati” – meriterebbe di essere conosciuto di più. Per la sua capacità immaginativa, per la sua forza creativa. Per la voglia di fare dei ragazzi che si spendono gambe e braccia. Ma forse no, forse è bene che MCN rimanga così, che non faccia il “salto di qualità”, rischiando di diventare una cosa troppo simile ai grandi baracconi festivalieri, ingessati in ritualità di vari potentati, festival senz'anima. La forza di MCN sta proprio in questa informalità che ti fa uno dei suoi. Una famiglia, o una gang. Lì, nel quartiere centrale della Marina, dove vivono fianco a fianco diverse comunità migranti (cinesi, maghrebini, subsahariani, bengalesi), si lavora per dar vita, e nervo, alla città.

Personalmente, ne sono uscito con qualche nuovo progetto. Ho fatto una reading/concerto, mettendo in piedi a distanza, e in tre quattr’ore di prove, tre canzoni con lo straordinario quartetto dei Musica Ex Machina, tastiere tromba basso batteria. Sante Caserio, una Ballata dell’emigrazione sincopata, con un incedere a tratti waitsiano, e una mia nuova composizione, Fuochi sulla montagna, che con mia grande soddisfazione è stata accolta benissimo. Ecco, con i MEM è possibile che continueremo questo rapporto a distanza (ché io di rapporti a distanza me ne intendo…). Canti rivisitati, con una furia nuova. Poi ho incontrato due dei Wu Ming, e Marco Philopat, e con loro ci scapperà una collaborazione, un paio di testi in “scrittura collettiva” (anzi, Wu Ming 5, Riccardo Pedrini, ha detto di avere già il riff giusto…).

Unico rammarico, aver dovuto perdere la fiesta final, ché lunedì mattina mi toccava essere nuovamente in Apuania per gli scrutini finali…

Alla prossima, compagni della ciurma!


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mercoledì, giugno 06, 2007

 
Da oggi sono in Sardegna, per questo festival letterario: Marina Café Noir. Venerdì sera farò un reading/concerto insieme alla band Musica Ex Machina, e - tra una lettura e l'altra - presenterò anche una mia nuova canzone. Per la mia nuova vita musicale.
Intanto, ieri è uscito sul manifesto un bel pezzo di Laura Pugno su I Persecutori (e in generale sull'attività di Transeuropa). Lo riporto di seguito, e segnalo anche il pezzo di Silvio Bernelli sul Primo Amore,
qui.

Paesaggi frammentati di ordinario sacrificio
Nel segno del pensiero di René Girard l'antologia di racconti «I persecutori», manifesto programmatico della rinnovata casa editrice Transeuropa

Si intitola I persecutori. Racconti (di desideri e di rivalità) quella che si propone come l'antologia programmatica della rinnovata casa editrice Transeuropa, trasferita a Massa dall'originaria sede di Ancona e affidata alla nuova gestione di Giulio Milani e di Marco Rovelli. Ne fanno parte, oltre agli stessi Milani e Rovelli che ne sono anche i curatori, diciassette autori di diversa età, fama e trascorsi letterari: Christian Raimo, Gianni Biondillo, Davide Bregola, Jacopo Masini, Valerio Evangelisti, Francesco Forlani, Carlo D'Amicis, Giuseppe Casa, Helena Janeczek, Franz Kauspenhaar, Ivan Carozzi, Matteo De Simone, Nicola Montenz, Omar Cerchierini, Francesco Longo, Giorgio Vasta e Tommaso Ottonieri.
Orfana di Tondelli, autore-icona di una generazione amorevolmente «conservato» nel nome della società alle spalle di questa impresa editoriale, la Pier Vittorio e Associati, Transeuropa cerca nuovi padri e non ne fa mistero, anzi, affida questa ricerca a dichiarazioni di intenti: se la collana in cui esce questa antologia, Narratori delle riserve, è un non celato omaggio a Gianni Celati e alle sue Pianure, assai più dell'autore di Fata Morgana pesa in questa contabilità emotiva e intellettuale la figura di René Girard. (Ci sono, del resto, anche modi ironici per «uccidere il padre»: se Tondelli ha legato il suo nome, oltre che ai suoi libri, all'antologia di giovani scrittori Under 25 - coniando un format - Transeuropa vara adesso un analogo progetto per scrittori esordienti Over 65.)
All'autore della Violenza e il sacro, di cui molti testi, tra cui Delle cose nascoste sin dalla fondazione del mondo e Il capro espiatorio, sono state pubblicati in Italia a partire dagli anni Ottanta da Adelphi (disseminando presenze anche nel catalogo, tra gli altri, di Raffaello Cortina), Transeuropa 2.0 dedica infatti non una ma due collane: la «Girardiana», dedicata alla pubblicazione dei testi dell'antropologo-filosofo ancora inediti in Italia, a cura di Pierpaolo Antonello e di Giuseppe Fornari, e la serie di saggistica «La realtà umana», che della prima condivide curatele e ispirazione teorica.
Il nocciolo duro del pensiero di René Girard, «ovvero il fatto che quasi tutte le società umane siano nate fondandosi sul sacrificio, su riti sacrificali e su miti sacrificali», e che il sacrificio sia stato «necessario agli uomini per scaricare sulle vittime designate, sui capri espiatori, le tensioni conflittuali della società, determinate proprio dalla natura mimetica, rivalitaria del desiderio», come riassume Milani nella prefazione dei Persecutori, viene così riconvertito in brandelli di narrazione, invertendo alchemicamente nel corpo della letteratura il procedimento di esplorazione che portò il saggista avignonese, ai primi sviluppi del suo pensiero nel 1961, a occuparsi proprio di scrittura in Menzogna romantica e verità romanzesca (Bompiani, 2002).
Il progetto «a tesi», ma volutamente non «a movimento» dei Racconti di desiderio e rivalità ricorda, anche se in forme più mappate ed esplicite, La qualità dell'aria, Storie di questo tempo, l'antologia che uscì tre anni fa per Minimum Fax, a cura di Christian Raimo e Nicola Lagioia, e forse non è un caso che sia proprio Raimo a firmare il primo dei «racconti manifesto» che aprono i Persecutori: una rivalità a due che diventa amore a tre sullo sfondo dei funerali di Giovanni Falcone.
Perché la risposta alla domanda su «chi sentiva la necessità» di questo progetto, domanda che anche i curatori esplicitamente si pongono, è proprio nel dire: il capro espiatorio non è lontano, basta aprire gli occhi, accendere la televisione, premere il tasto «scatta foto» sul cellulare per trovarlo. Non a caso, in un altro «racconto manifesto» Gianni Biondillo affida a una pluralità di voci il racconto di un fatto di cronaca dello scorso novembre, l'aggressione a un ragazzo down da parte di alcuni compagni di classe in una scuola di Torino, filmata col telefonino e poi diffusa su Internet.
Così si affollano in queste pagine il prigioniero diretto a Guantanamo e messo in scena nella sua umiliazione fisica da Valerio Evangelisti, i migranti/immigrati rumeni e zingari di Marco Rovelli e Giuseppe Casa, l'archetipo del lupo mannaro di Nicola Montenz, i mutilati della Croazia narrati per frammenti - per tagli - da Giorgio Vasta, e nel racconto di Helena Janeczek, il più bello del libro, Anna Politkovskaja, «mother of two ... morta a Mosca, il 7.10.2006, davanti a casa sua quasi fosse in Cecenia». I compensi dell'antologia previsti come royalties verranno devoluti all'onlus Naga, associazione volontaria di assistenza sociosanitaria e per i diritti di stranieri e nomadi.

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venerdì, giugno 01, 2007

 
Cantar maggio, un anno dopo.

Su Nazione Indiana, ho postato, aggiornato, ciò che scrissi lo scorso anno in margine al cantar maggio di Pracchia. Sabato, 2 giugno, ore 17. Qui.
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sabato, 14 luglio 2007

 

CATACLISMA

Splinder si è mangiato i post degli ultimi mesi, mischiandoli, inspiegabilmente, con quelli del blog del libro (lageritaliani.splinder.com), che pure gestisco con un account diverso. E, quel che è peggio, mi ha cambiato il template (che ho dall'apertura di questa stanza, nel settembre 2003) a tradimento. Finché non riesco a risolvere il problema, sospendo le scritture.


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