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del resto è così che ci si prende
“Il poeta produce il bello con l’attenzione fissata su qualcosa di reale. Lo stesso avviene con l’atto d’amore. Sapere che quest’uomo, che ha fame e sete, esiste veramente come me, questo basta, il resto viene da sé” (Simone Weil)
“L'anarchia viene dal di dentro. Non c'è un modello di anarchia, né alcuna definizione. Definire, vuol dire confessarsi battuti in partenza. Definire, vuol dire fermare il treno nella notte quando devia sullo scambio. Tanto vale ammettere che si ha fretta di farla finita con la comprensione dell'avvenimento. Proprio per la sua inattitudine di fondo a non saper definire niente, l'uomo scalpita nelle obiezioni e nella filosofia” (Léo Ferrè)
QUANTO ALLA MUSICA, CI SONO IL MYSPACE E IL BLOG SBANDATI
venerdì, 31 marzo 2006
Berlinguer ti voglio bene.
Non è il titolo del film di Giuseppe Bertolucci, con due immensi Roberto Benigni e Carlo Monni (e che Giulia, allieva di una mia classe e promettente regista, mi ha graziosamente scaricato dalla rete: Pole la donna pareggiassi con l'omo? No. Spesso lo supera...), ma il titolo di una mia riflessione in margine a una vicenda storico-politico-editoriale che è apparsa oggi su Nazione Indiana, qui.
postato da alderano
14:38 commenti (3)
mercoledì, 29 marzo 2006
La sepoltura dei morti.
Mi sono appena arrivate le bozze del libro. Uscirà il 24 maggio. Calmo e placido in un passaggio. L'attraversamento di una linea. D’ombra.
Le bozze erano tenute insieme da un foglio. Chi ha fatto il pacco lo ha preso a caso tra fogli di scarto. Ma il solito, sublime caso sapeva più di lui: quel foglio di scarto è l’inizio di Wasteland, in traduzione Bur. Come se fosse un messaggio. A un libro è stata data voce in quest’inverno ctonio, e adesso, in un taglio di crudeltà, in un mese di passaggio, fuori dalla terra morta qualcosa d’altro viene alla luce.
April is the cruellest month, breeding
Lilacs out of the dead land, mixing
Memory and desire, stirring
Dull roots with spring rain.
Winter kept us warm, covering
Earth in forgetful snow, feeding
A little life with dried tubers.
Summer surprised us, coming over the Starnbergersee
With a shower of rain; we stopped in the colonnade
And went on in sunlight, into the Hofgarten,
And drank coffee, and talked for an hour.
postato da alderano
16:45 commenti (9)
martedì, 28 marzo 2006
Note sul Sacro nella società dello spettacolo.
Dove si è incarnato il Sacro che informava le “grandi narrazioni”? Se fino a ieri ci si rappresentava il mondo con categorie marcatamente religiose, possibile che oggi si sia tutto così rapidamente dissolto? Certo, ogni cosa sacra si è fatta profana (cfr. Manifesto), ma in questa profanazione il sacro rimane come polo negativo, e la superproduzione di miti di cui Marx dice a Kugelmann è l’effettiva trasvalutazione del sacro.
Oggi il Sacro si è diffuso così, sotto la forma di merce (e i tramiti della sua diffusione sono i media, veri ostensori della merce stessa), in tutti i gangli della società civile.
La sua ideologia è l’anti-ideologia, cionondimeno (ma in realtà, proprio per questo) continua a proclamare la propria eternità. L’anti-ideologia è la merce che smaschera le ideologie e mette la propria maschera sulla faccia del mondo narcotizzato e inebetito. Se la religione era l’oppio del popolo, da questi prodotto come propria protesta, l’anti-ideologia è l’ecstasy del sabato sera fornita dal pusher all’uscita dal posto di lavoro, per cancellare il tempo tra un turno di produzione e l’altro.
L’anti-ideologia deve darsi uno statuto totalitario per fondare il proprio discorso. Deve porsi nella posizione onnisciente dello Spirito assoluto, della storia ormai risolta nei suoi elementi primari e naturali.
Con essa, la società civile torna a farsi Stato (cfr. Annali franco-tedeschi), la ‘specializzazione’ viene universalizzata, e l’individuo è cittadino solo in funzione della sua specifica appartenenza alla società civile. Non lo Stato si fa universale, ma la società civile, tornando a farsi Stato, universalizza la propria particolarità.
In Italia, paese in cui il Sacro ha sempre preso una forma più concentrata che in altri paesi occidentali (e dunque caso ideale, paradigmatico in quanto “paese sviluppato”), la società civile dell’anti-ideologia trova la sua espressione ideologica totalitaria nel partito-spettacolo. Ecco il totalitarismo democratico.
E se il totalitarismo è la perdita di autonomia di tutte le sfere della vita, adesso ogni sfera della vita è asservita al discorso ideologico dello spettacolo della società civile. L’autonomia (come nei totalitarismi classici) viene revocata non dallo Stato, ma da un’ideologia che impone il suo discorso.
Lo Stato, universalizzandosi, eleva tutti a livello di cittadini. L’ideologia, universalizzandosi, abbassa tutti a livello di sudditi.
Nel caso presente – il caso italiano – si è sudditi dell’anti-ideologia della società civile produttiva che impone il suo discorso ‘specializzato’ ad ogni sfera della vita.
Agli Istituti italiani di cultura all’estero, il governo del partito-spettacolo impone di propagandare le attività produttive come “espressioni culturali”. Il sottosegretario si fa portatore di un discorso dominante, di una parola performativa, assegnando uno statuto culturale ipso facto alle merci (gastronomia, oreficeria, design…): è l’avanguardia della merce che s’incunea nel circuito della cultura intesa come reservoir. E’ il bottegaio che prende il Palazzo d’Inverno della Cultura (il Palazzo dell’Inverno della Cultura) e grida ai quattro venti con voce rozza e stridula: “da oggi parlo io…”.
“Ciò che è utile” invade la sfera che ancora si pretende sovranamente estranea al mondo della merce. Il bottegaio non vuole più limitarsi allo Stato. Vuole, come un Adamo afflitto da sindrome paranoica, dare il suo nome alle cose.
(L'ho scritto circa tre anni fa, questo testo. Lo riciclo adesso, speranzosamente - non certo perché ritenga possibile la fine dell'anti-ideologia, ma perché mi auguro quantomeno la fine della sua espressione ideologica totalitaria, il partito-spettacolo).
postato da alderano
23:17 commenti (4)
domenica, 26 marzo 2006
Non posso che aderire toto corde alla campagna di Sherif El Sebaie (a cui sono arrivato da qui).
Adotta il voto di un immigrato.
Fra poche settimane i cittadini italiani saranno chiamati a votare il nuovo governo. Circa 3 milioni di stranieri regolarmente residenti in Italia non lo potranno invece fare, nonostante rappresentino il 9% della forza lavoro, paghino tasse e contributi e/o investano soldi in Italia contribuendo alla crescita di questo paese. Per la Destra essi si materializzano solo quando fanno la fila per tre giorni davanti agli uffici postali. Di conseguenza, non è loro permesso esprimere un'opinione non solo sull'operato del governo del paese dove si dipanano le loro vite, dove investono i loro soldi, dove sognano un futuro, ma non potranno nemmeno rispondere, con lo strumento del voto, a chi li offende quotidianamente e gratuitamente. I cittadini italiani però lo possono fare. Per se stessi, innanzitutto. Ma anche per i loro vicini di casa o per i loro colleghi di lavoro stranieri che vivono nello stesso paese, svolgono gli stessi lavori, pagano le stesse tasse, aiutano i propri familiari nei paesi di origine mentre subiscono ogni tipo di insulto e di angheria, ogni tipo di ricatto e di sfruttamento garantito e perpetuato da leggi che i cittadini italiani stessi possono cambiare. La possibilità di ritrovarsi per altri cinque anni alla mercé della Lega e delle svariate espressioni neofasciste che sono confluite ultimamente nella coalizione della Destra, mi riempie di orrore per le nostre esistenze, i nostri investimenti materiali e affettivi e il nostro stesso diritto alla vita in questo paese. Ma quello che mi preoccupa ancora di più è vedere alcuni cittadini italiani - di sinistra o vicini ai suoi ideali - esternare la loro volontà di astenersi dal voto mentre intere popolazioni vengono bombardate dalle Destre proprio con la scusa di regalare loro questo diritto. L’astensione è una prospettiva orribile per chi deve subire una miriade di provvedimenti e di esternazioni a dir poco umilianti senza possibilità di cambiare le cose in meglio per sé stesso e per tutti. Ritengo che le idee espresse nel programma dell'Unione in materia di immigrazione siano un balsamo capace di lenire ferite che rischiano di incancrenirsi irrimediabilmente. Quindi, cari amici italiani, se non volete votare per voi stessi, fatelo almeno per noi. Se non avete a cuore i vostri interessi, abbiate pietà almeno delle nostre esistenze, della nostra dignità umana calpestata ogni santo giorno. Adottate i nostri voti e quelli dei nostri figli. Andate a votare, per il bene dell'Italia.
Sherif El Sebaie, Il Manifesto.
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17:40 commenti (3)
sabato, 25 marzo 2006
Pillole
Pillole per azzerare la libido agli extracomunitari che arrivano in Italia senza una donna: è questa, secondo l'ex ministro delle Riforme Roberto Calderoli, una delle misure che la Lega proporrebbe in materia di immigrazione in caso di vittoria del centrodestra alle politiche del 9 e 10 aprile.
Ventotto arresti nelle province tra Varese, Bergamo, Vercelli e Milano. In manette sono finiti italiani e albanesi, legati agli ultras del Varese e al movimento di estrema destra Blood & Honour.
I responsabili spacciavano ogni tipo di sostanza stupefacente: ecstasy, cocaina, cannabinoidi e fughi allucinogeni. Secondo la Polizia i giovani e incalliti pusher non esitavano a ricorrere ad intimidazioni ad aggressioni fisiche utilizzando coltelli ed armi improprie contro concorrenti o “clienti” morosi.
Alessandro Salzano, 33enne già noto alle forze dell'ordine e tra i capi della tifoseria del Varese calcio «Blood and Honour» e tra gli organizzatori delle manifestazioni seguite alla morte di Claudio Meggiorin, nascondeva nella sua auto di grossa cilindrata 302 pastiglie di efedrina, sostanza estratta dalla pianta dell'Ephedra utilizzata come doping nel mondo dello sport ma anche come sostanza stupefacente per la sensazione di superpotenza ed eccitazione che crea in chi la assume associandola all'alcol. Oltre all'efedrina il buttafuori possedeva anche un coltello a serramanico e un pugnale di 17 centimetri, considerati armi da taglio.
"Se tanti reati sessuali sono compiuti da extracomunitari è perché arrivano in un'età in cui hanno gli ormoni a mille, senza donne e con le prostitute che li rifiutano . Allora che vengano in meno, ma con le loro donne. Sennò darei loro quelle famose pillolette che azzerano il desiderio sessuale", ha detto Calderoni.
Un rapporto della Guardia Civil spagnola rivela che negli ultimi mesi dello scorso anno sono morti tra 1200 e 1700 clandestini provenienti dalla Mauritania e diretti alle Canarie. Il rapporto, pubblicato dal quotidiano El Mundo e non smentito dalle fonti ufficiali, conferma e peggiora le informazioni diffuse nei giorni scorsi dalla Mezzaluna Rossa mauritana secondo cui da novembre 1.200 subsahariani erano morti affogati nel tentativo di raggiungere l'arcipelago spagnolo.
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14:34 commenti (1)
giovedì, 23 marzo 2006
Macho-Stalinismo
Marco Rizzo, europarlamentare del Partito dei Comunisti Italiani, ha detto: “Rifondazione ha come capolista (nel Lazio) Vladimir Luxuria. Io ritengo che sia il conflitto di classe a muover il mondo, la lotta per i diritti borghesi viene dopo”. I Pacs, insomma, sono “borghesi”. “Quelle sono lotte dei borghesi della Rivoluzione francese, non della rivoluzione russa. Quando avanzano le lotte di classe si rinforzano anche le lotte per i diritti, quando le ideologie vengono cancellate anche questi diritti vengono messi in crisi. Per dirla in una parola: io sono un comunista”. Del cazzo.
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11:47 commenti (18)
martedì, 21 marzo 2006
Oggi è comparso un mio scritto su Nazione Indiana, qui. Eccolo.
Fucked up
www.nowthatsfuckedup.com. E’ il sito porno che aveva aperto una sezione in cui i militari americani potevano mandare foto dalle guerre irachena e afgana, e avere in cambio foto porno. Cadaveri, teste esplose, palazzi devastati, armi, prigionieri irakeni, soldatesse nude con mitragliatore: questa la moneta pagata dai militari, che si compravano il piacere con i loro trofei (ché tali erano, come scrive Gianluigi Recuperati, le immagini offerte). Il gestore del sito è stato condannato per possesso e distribuzione di materiale pornografico. Strano, perché è l’unico cui è successo questo, tra le migliaia di gestori di siti pornografici analoghi. Il punto, ovviamente, è che il Pentagono voleva impedire che circolasse il segreto del potere.
Le foto del sito sono state ordinate in un libro, adesso: Fucked up. Che è come un libro per bambini. Un abbecedario pieno di illustrazioni. Lo sfogli e apprendi. Prima sequenza, seconda, terza, quarta. Alla fine hai visto, e ne sai di più. Sai di più della guerra, certo. Ma che la guerra è orrore, cinismo, indifferenza, crudeltà – queste cose si sanno da secoli. Corpi squartati e tettone yankee sulle bombe sono qualcosa che si è già visto al cinema, e se non lo si è visto lo si poteva tranquillamente immaginare. Non era necessaria una sfilza di immagini scambiate su internet per vederlo.
No, alla fine di queste foto sai di più dello sguardo interno al potere. E’ il potere il soggetto di questo abbecedario illustrato. Non il soggetto nel senso di “oggetto della fotografia”, ma soggetto in quanto “obiettivo”, in quanto esposizione di una prospettiva: ciò che si mostra nel libro, che in esso si dà a vedere, è lo sguardo del potere sulle cose, l’appropriazione degli oggetti attraverso un punto di vista - la disposizione dell’obiettivo della macchina fotografica o del cellulare - che si pone come oggettivo. Non sono le classiche foto dei reporter: qui c’è lo sguardo del soldato, qui c’è, davvero, lo sguardo che uccide. Uno sguardo che non sceglie la prospettiva giusta, e tantomeno quella bella: si tratta di uno sguardo che si pone come necessario, di una prospettiva necessaria. E’ come un comandamento: non avrai altra prospettiva al di fuori di me.
E l’ascesa culmina nelle foto in cui, come in un loop, l’obiettivo della macchina trapassa l’obiettivo del fucile: è come se lo sguardo, lì, facesse segno a se stesso, in un delirio di onnipotenza divina, creatrice. Il delirio del potere.
Nella postfazione Marco Belpoliti richiama giustamente la foto del cinese squartato data a Bataille dal suo psicoanalista nel 1926, per la sovrana prossimità tra orrore ed estasi che in quella foto si rivelava; e giustamente richiama anche la differenza tra le due operazioni, poiché nel caso dei militari yankee ciò che si dà a vedere non è tanto un’esperienza interiore quanto una curiosità infantile (agita con sovrana noncuranza, peraltro). Mi pare che ci sia una differenza ancor più profonda: nel caso di Bataille il sublime dell’esperienza interiore nasceva nell’esposizione all’orrore – nel ri-conoscimento dell’orrore della realtà; in questo caso non c’è esposizione a una visione, ma imposizione di una visione; non esposizione alla violenza, ma esposizione della violenza; non apertura alla violenza, ma negazione della violenza. Una violenza manipolata (e negata) con l’obiettivo di un Handy – di un telefonino.
Žižek afferma che il potere necessita di un “crimine costitutivo” che lo fonda. E’ qui che sta, io credo, l’eccezionalità di Fucked up. Nell’esibizione dello scambio pornografico. In questo libro ciò che deve restare invisibile viene mostrato, con l’innocenza di un abbecedario illustrato. Quel “godimento illegale”, quel “supplemento osceno”, viene qui in piena luce. E viene in piena luce che il potere non può che essere, già da sempre, fucked up.
postato da alderano
14:09 commenti (1)
lunedì, 20 marzo 2006
Mea culpa
Giù la testa
Stiamo per essere circondati
Il glorioso esercito della salvezza
Non è riuscito nella sua eroica missione
Sembrava semplice attraversare la strada
Evitare tutte quelle storie
Che incrociavano il nostro cammino
Sembrava semplice
E siamo stati travolti
Sull’asfalto bagnato
Da queste strisce di luce
Di questo dio dilaniato
Dai cattivi pensieri di Bardamu di ritorno dalla guerra
Da fatica e solitudine che lo avevano preso in trappola
Dalla musica che non c’era più per far danzare la vita
Dagli incubi nei quali era a sprofondare
Siamo stati travolti
Da questa e da mille altre storie
E pensare che il marciapiede di fronte
Pareva lì a due passi Proprio a portata di mano
Lì davanti c’era il sole
La luce L’alba
Giù la testa
Stiamo per essere circondati
Il glorioso esercito della salvezza
Non è riuscito nella sua eroica missione
(Questo è un testo messo in canzone anni fa, con il mio gruppo rock Swan Crash. L'ho ritrovato 'per caso' stasera, ed è adeguato a dire il radicale pessimismo ontologico che sto attraversando, che mi fa tenere lo sguardo fisso sull'irriformabilità del genere umano. Del resto continuo a dire che il Bene sia superiore al Vero, ed è questa luce che dà il senso al mio camminare - e in questo senso sono felice della consonanza con le parole di Sergio, su primoamore)
postato da alderano
22:45 commenti (1)
venerdì, 17 marzo 2006
Venerdì 17.
In una giornata di soglie e biforcazioni (tra cirques e sevillanas), una buona notizia: Pisanu è indagato per la negazione dei diritti dei migranti sbarcati a Lampedusa. Ovviamente finirà in un nulla di fatto, ma è già qualcosa che finalmente si dia un po’ di rilevanza a una delle più grandi vergogne nazionali, ovvero all’annullamento dei più elementari diritti umani culminati in deportazioni in massa verso la Libia. Pisanu nega. Riporto qui la testimonianza di Alessandra Sciurba del Laboratorio Z di Palermo (Rete Antirazzista Siciliana) contenuta nella parte finale del mio libro a venire sui CPT Lager italiani.
“Più di mille persone erano state deportate in Libia su cargo militari C-130. Messe al muro, ammanettate e fatte salire sull’aereo. Quando siamo entrati nel centro erano rimaste 250 persone. In quell’occasione ho visto gli stessi operatori della Misericordia piuttosto scossi. Ho visto un medico di Palermo, un ex primario che era venuto pensando di prestare l’opera per i migranti, che se ne andava via con la valigia dopo solo due giorni. Ho cercato di intervistarlo, ma lui mi ha detto solo, Non posso parlare, Voglio solo andare via e dimenticare. Abbiamo visto tirare giù una persona che aveva tentato di impiccarsi: lo hanno messo in una stanzetta da solo per una notte, poi il giorno dopo lo hanno ammanettato e deportato. Ho visto un altro che sbatteva la testa contro il muro, aveva attacchi di panico, e il medico diceva, E’ tutta scena perché non vuole andare in Libia. Li hanno trascinati sulla pista e messi sugli aerei.
Le due parlamentari hanno chiesto la lista di identificazione delle persone: in quella che hanno ricevuto i primi cinquanta nomi erano Mohammed Alì. Del resto abbiamo visto l’ufficio identificazioni: c’era uno strato di polvere sulla maniglia, era evidente che non era stato aperto da un po’ di tempo. Abbiamo chiesto a Talia, il direttore della Misericordia, la convenzione e il regolamento. Lui ci ha detto, La convenzione non ce l’ho qui, le regole ce l’ho in testa. L’ufficio di Talia è molto allegro, tutto rosanero, come i colori del Palermo: del resto il giorno delle deportazioni, quando i migranti erano sulla pista dell’aeroporto per essere portati in Libia, lui era lì (lo si vede nel video che abbiamo realizzato) con addosso una maglietta rosanero con una scritta, Volare in A.
Quel giorno abbiamo incontrato un minorenne, era davvero un bambino. E’ stato mandato via, ma chissà quanti erano stati deportati precedentemente, nelle nostre immagini delle deportazioni si vedono dei ragazzini. Dopo che siamo entrati, tutti i neri che parlavano francese o inglese sono stati portati ad Agrigento, quelli chiari invece sono stati deportati in Libia dicendo che erano egiziani.”
postato da alderano
14:39 commenti (6)
mercoledì, 15 marzo 2006
Costellazioni sul monte Rocchetta.
Qualche anno fa ho pubblicato un saggio sul sacrificio nell’opera di Bataille in un libro in cui c’era anche un saggio di Leonardo Arena, filosofo orientalista e meditante. In quegli stessi anni praticavo meditazioni, traversando esperienze come mio solito senza soffermarmi troppo da nessuna parte (sono uomo di abitudini brevi, asseriva un tale). Allora abitavo sul limitare del bosco, in cima a un piccolo monte sopra il golfo di La Spezia, tra Lerici e Monte Marcello. Un monte che a quanto pare è un luogo di particolare intensità energetica, se è vero che la terra è impacchettata da una rete di flussi d’energia che in certi punti si incrociano e si annodano. (Non so se ciò sia verosimile, non ho mai approfondito la questione scientificamente – e in fondo nemmeno m’interessa: io amo il “fascino”, nel senso “calabro-magico”, delle cose, è sufficiente che ciò non assuma valore di verità, ma rimanga solo esperienza di stupefazione). Fatto sta che nel raggio di pochi metri si concentrano, in questo monte intensivo, un agglomerato di rocce che gli studiosi di antichità celte dicono essere stato un menhir sacrificale; una chiesa del decimo secolo; e un tempio ch’an (che è la versione cinese del buddismo – in Giappone diventerà zen).
All’epoca (non parlo evidentemente di eoni fa, ma di circa quattro anni) sono andato diverse volte a meditare dai monaci ch’an. Bella, nel tempio, la presenza dello svettante abate finlandese, dallo sguardo limpido come acqua di bosco. A lui raccontai delle qualità del monte. Non ne sapeva nulla, ma non si stupì. Mi aveva detto di come gli fosse stato "profetato", anni prima, che sarebbe finito in un certo paese chiamato Lerici, di cui non aveva mai sentito dire prima. E dopo anni ci si era ritrovato, a Lerici, e aveva ricordato la predizione. E mi disse di come sentisse un’energia particolarmente intensa in quel luogo.
In quattro anni quei monaci non li ho più rivisti. Né credo di averci mai ripensato.
Ieri sera cercavo un libro per affrontare in modo adeguato una certa inquietudine interiore. Ho tirato fuori dallo scaffale un libro che avevo comprato qualche mese fa avendolo trovato per caso a prezzo scontato, Antologia del buddismo ch’an, di Leonardo Arena – uno di quei libri che prendi e metti lì, magari viene il momento buono per leggerli. Mi sono dato alla lettura fino a tarda notte. (E stamani a scuola una ragazza, in maniera inattesa, mi ha visto leggerlo, Prof l’ho comprato anch’io quel libro!).
Oggi, in auto da Massa a Spezia, facendo la strada lunga che passa da Monte Marcello e sotto il monte Rocchetta, ho incrociato l’abate finlandese e due monaci che camminavano lungo il bordo della strada, nell’unico tratto di un centinaio di metri in cui ci era possibile incrociarci. Li ho caricati in macchina, l’abate mi ha riconosciuto salutandomi come se mi avesse visto appena il giorno prima, senza sorpresa. Li ho portati fino al tempio nel bosco, A questo punto devo tornare a trovarvi, ho detto. Noi facciamo pratica alle sei e mezzo tutti i giorni, ha risposto.
Certo, tutto questo non significa nulla. Però è bello.
postato da alderano
00:12 commenti (5)
sabato, 11 marzo 2006
Imbarco acqua, e il fango
mi fa virare in pietra - se potessi
almeno stendermi e dormire
(sulla pietra, come pietra).
Ma ho una stupida morale troppo
rovesciata addosso conficcata
come spina di castagna
e ci vogliono ore
ferme
per non scivolare in un dolore
se lo scheletro è un anello che segna
l’infinito.
postato da alderano
01:12 commenti (8)
venerdì, 10 marzo 2006
Figaro qui Figaro qui.
“Mai prima né dopo è stato messo in musica con tanta immediatezza il naturale impulso vitale nel suo aspetto sereno, di gioia dell’esistenza….E’ insomma un’apoteosi di irrefrenabile allegria……quale non si può immaginare più travolgente.” Così hanno scritto de Le nozze di Figaro. Quale miglior difesa oggi che è venuto un prete alla porta a benedire che ascoltare e cantare “Non più andrai farfallone amoroso notte e giorno d’intorno girando”?
E poi, questo mi dà l’abbrivio adeguato a chiudere il libro, e uscire a riveder le stelle…
postato da alderano
15:07 commenti (2)
giovedì, 09 marzo 2006
Sonorità fraterne.
L'amico poeta Mauro Macario - da sempre fervido sostenitore dell'impresa de Les Anarchistes - ha scritto un articolo potente e appassionato sul nostro secondo cd, La musica nelle strade! che apparso sull'ultimo numero di A Rivista Anarchica. Vi rimando qui (il numero della rivista corrente è il 315, l'articolo si intitola Deflagrazioni sonore).C'è un passaggio che mi fa particolarmente felice, quando scrive: "le voci di Alessandro Danelli e Marco Rovelli così fraternamente assemblate nell'armonia e nella potenza, nella rabbia e nell'indignazione, negli aneliti e nella speranza." Fraternamente, così è. Non si tratta di un assemblaggio a tavolino, ma di una complementarietà vissuta, che procede da un percorso in-comune. E un poeta come Mauro non poteva non cogliere questa cosa.
postato da alderano
12:56 commenti (2)
martedì, 07 marzo 2006
Lentezza.
Il libro è uscito da un paio d'anni, ma in questo periodo accadono scritture sopra il mio corpo esposto. (Una - bella e inattesa e dunque ancor più bella - è qui, a firma di Isabella Moroni). Buon segno. La poesia è lenta. Si rumina. Sedimenta.
postato da alderano
17:55 commenti (2)
lunedì, 06 marzo 2006
Chi dice lager.
Qualcuno mi ha detto che parlare di lager ai proposito di CPT è eccessivo. Che si rischia di prestare il fianco ad attacchi strumentali che eluderanno il cuore del problema. Il cuore del problema in realtà è esattamente quello: la forma-campo, come scrive Agamben (e qui mi fermo). Intitolando il libro Lager italiani tendo a rimarcare la continuità della modernità dei campi piuttosto che la discontinuità, già di per sé fin troppo evidente: i nazisti oggi appaiono come gli ultracorpi, provate a chiedere ai ragazzi nelle scuole, appaiono loro come qualcosa che nulla ha a che fare con la nostra epoca. Io credo invece che occorra rintracciare quel filo nero che, per slittamenti progressivi, conduce all'orrore. Del resto comprendo le posizioni - come quella di Moni Ovadia - che intendono salvaguardare l'unicità della shoah (e per questo ci sarà nel libro un suo intervento che manifesta quelle perplessità). Ma, ripeto, è l'ora di tirare le fila.
Oggi però ho trovato l'esergo ideale al libro venturo. Sono le parole di un ispettore di polizia: "Nessuno sapeva di aver vinto un concorso per fare il guardiano di un lager. Facciamo i guardiani di povera gente". Adesso provate un po' a dire che non è vero...
PS Questo vale anche come contributo all'impresa degli inguaribili dissidenti.
postato da alderano
20:33 commenti (6)
giovedì, 02 marzo 2006
Della meraviglia.
Qui è rimasta la forma del tuo seno. Il tuo seno perfetto. Alto, della forma esatta della mia mano. L’aureola grande, a raccolta. Il centro di irradiazione che indica altrove.
Il tuo seno, mosaico di luce scomposta, la mia lingua lo sa parlare, del tuo seno la mia lingua conosce ogni giunzione e percorso, la mia lingua ha perlustrato ogni senso del tuo seno.
Di sensi il tuo seno è pieno.
E il gesto con cui mi offri il seno da baciare. Deponendo ogni pudore mi riveli l’inizio. Il mio. E nel tuo seno scompaio. Assorbito nella perfezione di una forma che conosce la gravità della terra, che la sfida e la vince. Il tuo capezzolo sfrontato è un gesto di verità. Fa segno alla verità di un luogo assoluto, un luogo dove ogni spazio è condensato, e prima di ogni spazio è condensato il tempo: in quel picciolo ruvido è il senso pieno, come pieno è il tuo seno.
So a memoria la pelle indurita e corrugata del tuo capezzolo, i piccoli solchi che stanno come scrittura del suono primordiale, l’OM che mi fa venir meno. Ecco un altro senso, dunque, il senso dell’OM tatuato sul tuo piede, l’OM che si traccia sulla terra come orma, e che di ogni tuo passo fa un suono dell’inizio. Ondeggi, oscilli, e nella tua andatura è presa ogni rifrazione, prodotta ogni resistenza. Il tuo passo è il tuo seno in movimento. La stessa grazia, la stessa potenza, la stessa pienezza. Lo stesso Sì tracciato sulla terra, a ogni passo ne prendi possesso, le imprimi sopra il tuo nome, il tuo OM, il tuo Sì. Al ritmo del tuo culo, che è spirito.
Il tuo seno, il tuo passo, il tuo culo. Trinità che si raccoglie nel tuo volto: è il tuo volto che esprime il tuo nome, il tuo volto è nome puro senza nome. Sul tuo volto è raccolta ogni perfezione.
E poi, più in fondo del fondo, il tuo sesso, la tua fica, che non si può dire.
postato da alderano
22:54 commenti (16)
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