del resto è così che ci si prende

 

“Il poeta produce il bello con l’attenzione fissata su qualcosa di reale. Lo stesso avviene con l’atto d’amore. Sapere che quest’uomo, che ha fame e sete, esiste veramente come me, questo basta, il resto viene da sé” (Simone Weil) “L'anarchia viene dal di dentro. Non c'è un modello di anarchia, né alcuna definizione. Definire, vuol dire confessarsi battuti in partenza. Definire, vuol dire fermare il treno nella notte quando devia sullo scambio. Tanto vale ammettere che si ha fretta di farla finita con la comprensione dell'avvenimento. Proprio per la sua inattitudine di fondo a non saper definire niente, l'uomo scalpita nelle obiezioni e nella filosofia” (Léo Ferrè)

QUANTO ALLA MUSICA, CI SONO IL MYSPACE E IL BLOG SBANDATI


martedì, 31 agosto 2004

 

a volte le mani sanguinano come ranocchi a volte sogno le carni acquitrinose a volte ho le parole che aggettano dalla bocca a volte ho i respiri umidi a volte ho i treni faticosi nelle arterie a volte ho i nomi che si accavallano come scacchi a volte i frantumi non si tengono più per mano a volte

 

il mio labbro s'appiccica sullo schermo liquido di vergine.

sfregiato.

la vena s'interrompe.

scarto.

sfrega la nuova parte che non si rapprende.

vi porgo un insulto.

a voi assenti che non bruciate alla fine, a voi che ancora non siete caduti sotto la terra.

scarto.

vi porgo un insulto.


postato da alderano 01:42 commenti (7) 
 


martedì, 10 agosto 2004

 

Vedi, H., ho deciso di stare su questa soglia, mentre tu sei fuori, dove nulla ti sa toccare – ed è come se ti stessi consegnando all’addio, per morire inconsunta. (Così ho scritto ad H., quella sera, con l’odore di cipolla sulle mani, strofinandole sul foglio per farle violenza, per trasmetterle un contagio, per mostrarle un’impurità – la sua). Altri invece si dispongono alla rapina, nulla sta più saldo di un tempo limitato – e sempre dopo che è stato sottomesso alla presa delle tue mani troppo lunghe, delle tue unghie aliene, incarnandosi nello scivolo del tuo far quasi grazia.

Poi la notte scivola via e grazia non s’è fatta, questo lo ripeto adesso dopo che il tempo cavo delle notti si è disincarnato troppe volte, è rimasta solo la rapina dei corpi, anime parcheggiate in doppia fila, una catena di rapine al buio, e non viene la luce per la trasfigurazione, che resta come una porta chiusa, aggettante sulla fine.

 

Nel punto dove le cose

trapassano.

Dove una finisce e un’altra

prende corpo.

Dove si nasce nella rapina

di un corpo trapassato.

Nel luogo immenso e puntuale

mi trasfiguro.

 


postato da alderano 14:42 commenti (17) 
 

 


Esperienze del nulla.

Surrexit autem Saulus de terra apertisque oculis nihil videbat.

(Atti, 9:8).

Come disse Mezzacapa? Quando c'è la nebbia, non si vede. La nebbia c'è, e non si vede.

(Totò)


postato da alderano 00:51 commenti (4) 
 


lunedì, 09 agosto 2004

 

…mi si confonde il cor, e l’intelletto

non vale nel partir le male cose

che s’appresentan con gentil aspetto

da quelle che in radice stan virtuose…

 


postato da alderano 21:08 commenti (12) 
 


giovedì, 05 agosto 2004

 

E' davvero giunta l'ora che te ne vada, Oriana. Che la tua bocca taccia per sempre, e cessi di vomitare odio. Ché adesso li vedi, i risultati che provoca l'odio: s'incarna nel corpo, ed è carne cattiva. Fa male odiare così tanto, fa male l'odio quando non nasce nell'amore ma nella separazione. Se almeno il tuo cancro fosse un segno. Se almeno potessi caricarti sulle spalle l'odio che hai proferito, quell'odio che ti sei fatta carico di restituire. Ma questo è un destino sacro, il destino di azazel. E tu non hai dignità di capro espiatorio. Del pharmakon, che è medicina e veleno insieme, tu non sei che la parte velenosa. E magari fosse che il veleno si esaurisse con te. Resterà, invece, come resteranno le parole che ti hanno attraversato, che tu hai fatto ostensorio della tua rabbia personale, che hai esibito con il tuo orgoglio schiumoso. In fondo non eri che una piccola particola del male, che nella poltiglia del male si dissolverà.


postato da alderano 20:26 commenti (3) 
 


martedì, 03 agosto 2004

 

Sono da qualche parte in America, in un posto grande e molto affollato, dove ci vuole una sorta di biglietto per stare. Potrebbero anche farmi uscire, e io voglio (o devo, non fa differenza) stare. Ho un assegno con me, e per pagare il biglietto lo devo cambiare. Vado al bar, come fosse una banca, ma appena tirato fuori l’assegno dalla tasca della camicia vedo che non è prudente, ci sono delle persone che potrebbero rubarmelo, lo rinfilo nella tasca. Un ragazzo alto mi guarda, poi lo sento parlare italiano col barista, ‘questi comunisti’ dice, ‘dovrebbero proibirgli di andare in giro’, o qualcosa del genere – il genere di quel qualcosa (dio, nemmeno adesso riesco a non analizzare). ‘Comunisti’ ripete, io faccio finta di non sentire, è meglio che lui non pensi che io sono italiano. Mi accorgo che lui ha capito dal pacchetto di caramelle che ho tolto poco fa dalla tasca. Esco dalla stanza, vado di nuovo verso la soglia di un’altra stanza, il ragazzo alto mi segue, c’è anche il mio amico Ale ma non si accorge di nulla, vuole andar via, e intanto la soglia è diventata un enorme campo di gioco – un gioco cruento, un imprecisato sport di squadra dove tutto è permesso. Intorno a me la gente si sta usando violenza, lo fa durante questo sconosciuto gioco di squadra, che ripensandoci sembra consistere proprio nell’usarsi violenza, e il ragazzo, che nel frattempo è diventato un uomo più vecchio, più secco, ossuto e quasi cadaverico, lo fa con me. Non sento male dai suoi colpi. Ma lui mi sta addosso, non mi molla, finché oltrepassa ogni regola e attacca la sua mandibola su una parte del mio corpo, forse un braccio, e non riesco a staccarlo. “E’ convinto che questi sono non-morti, vuole provarlo” sento dire (e qui, adesso che scrivo, ho un brivido), so che non mi mollerà più, mi sveglio.

Apro gli occhi nel buio, e vedo due ombre che si stagliano, più nere, nel nero del buio. Accanto a me, distesa sul mio letto matrimoniale, mezza sollevata a guardarmi, c’è un’ombra più piccola, quasi di bambina. Accanto al letto, dietro di lei, un’ombra è in piedi. Mi appoggio sul gomito, le ombre restano, e ormai sono sveglio, e queste ombre non dovrebbero esserci più, e invece ci sono nel mio risveglio, e questo esserci ne fa presenze. Restano, e io comincio ad aver paura, mi esce un mezzo grido, ‘bu’, quasi a tastarne la presenza, e insieme a spaventarli come si spaventano i bambini. L’ombra bambina che mi è accanto mi guarda e sorride, non so come faccia un’ombra a sorridere, ma so che mi ha sorriso, l’ho sentito addosso il suo sorriso. Poi porta un mano sul suo occhio e si stende, è il suo modo di dirmi ‘non devi aver paura, torna a dormire’. Si solleva ancora, si alza dal letto, va verso la finestra, con lei l’ombra che le stava dietro, e dietro di loro altre ombre che stavano in fondo alla stanza, tra cui un’ombra bianca luminescente. Passano tutte dalla finestra, qualcuna attraversandola, qualcuna scavalcando, e lasciano la stanza vuota.

Sono stato qualche secondo ancora nel buio, poi ho cercato con la mano sul comodino e ho acceso la luce. Nello specchio dietro il letto ho visto un’ombra ritardataria che se ne andava morbidamente, e anche di lei mi è sembrato di sentire il sorriso.


postato da alderano 05:36 commenti (7) 
 


lunedì, 02 agosto 2004

 

Vi odio, presidenti, alte autorità.

Congratulazioni per un cranio esploso, mandate a dire, congratulazioni comandante dell'Arma, avete scannato il lupo.

Il Potere si riafferma così, conficcandosi in un cranio che gli resiste, penetrando la testa di chi gli si è sottratto votandosi alla morte. Vero e proprio homo sacer, il lupo, bandito in piena regola, al quale non si può non dare la morte.

E allora è normale, e giusto, che le autorità più alte dello stato si congratulino con il comandante dell'Arma per aver massacrato ed esibito il lupo - soprannome quantomai proprio per un soprannumerario, un bandito dalla legge, che si è chiamato fuori, nella selva dello stato di natura, dove homo è homini lupus.

E' normale e giusto che si felicitino, perchè è in questi momenti che il Potere si ri.attiva, si ri.afferma, si ri.consacra.

E' normale e giusto dunque il mio odio per i signori presidenti, alte autorità.


postato da alderano 22:11 commenti (3) 
 


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