cirque de la solitude

 

“Il poeta produce il bello con l’attenzione fissata su qualcosa di reale. Lo stesso avviene con l’atto d’amore. Sapere che quest’uomo, che ha fame e sete, esiste veramente come me, questo basta, il resto viene da sé” (Simone Weil) “L'anarchia viene dal di dentro. Non c'è un modello di anarchia, né alcuna definizione. Definire, vuol dire confessarsi battuti in partenza. Definire, vuol dire fermare il treno nella notte quando devia sullo scambio. Tanto vale ammettere che si ha fretta di farla finita con la comprensione dell'avvenimento. Proprio per la sua inattitudine di fondo a non saper definire niente, l'uomo scalpita nelle obiezioni e nella filosofia” (Léo Ferrè)

QUANTO ALLA MUSICA, CI SONO IL MYSPACE E IL BLOG SBANDATI


mercoledì, 24 giugno 2009

 

libertAria

Il primo CD di Marco Rovelli libertAria è pronto. Ve lo posso spedire se mi scrivete a rovelli.sbandati[at]gmail.com. (Per gli analfabeti telematici - nel caso non preoccupatevi, è un lusso oggidì - [at] sta per @). Costa 12 euri + 2 per la spedizione in contrassegno.

cdcover

La copertina che vedete è stata realizzata da Caterina Livi Bacci (www.articodesign.it), elaborando le tavole di Otto Gabos, che si trovano tutte, a colori, nel libretto interno, insieme ai testi (delle canzoni, e d'accompagnamento).

..."libertAria è il nuovo progetto musicale di Marco Rovelli, dopo l’esaurimento della sua esperienza con Les Anarchistes, e libertAria è il nome che dà il titolo al cd, in cui il suo percorso di musicista confluisce con la sua esperienza di scrittore. E nel percorso sono implicati a vario titolo – come co-autori ovvero come incontro da cui è nata un’idea – una serie di amici scrittori: Wu Ming 2, Erri De Luca, Francesco Forlani, Maurizio Maggiani, Roberto Saviano. Ma ci sono partecipazioni di altrettanto straordinari musicisti come Yo Yo Mundi e Daniele Sepe.
Alcune canzoni si legano direttamente ai libri scritti da Marco Rovelli. Il campo canta di storie migranti legate a Lager italiani (BUR,) e al libro venturo, Servi (Feltrinelli). Il dio dei denari è invece legata alle morti sul lavoro, su cui verte il libro Lavorare uccide (BUR). E così Girotondo, una canzone che nasce dai tentati pogrom ai campi rom.
Altre canzoni sono legate ad altri libri: Indiana, scritta con Wu Ming 2 in margine a Manituana; La mia parte, canto a margine de Il coraggio del pettirosso, scritta con Maurizio Maggiani; L’odore del mondo, canto a margine di Gomorra. E poi L’intimità, canzone che è il risultato di una riscrittura di un testo scritto appositamente da Erri De Luca."...


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martedì, 23 giugno 2009

 

Se questo è un centro sociale
Sto parlando del Leoncavallo.
Immaginate che da gennaio siate d'accordo per un concerto a giugno.
A maggio fissiamo la data per il 26 di giugno.
Fanno l'assemblea e si dicono tutti d'accordo.
Noi ci muoviamo di conseguenza, prendiamo impegni, molti. Tra cui correre per avere il cd pronto per quella data.
 
Oggi, a due giorni dal concerto, mi chiamano. Dicono che nessuno si è mosso, che nessuno ha fatto promozione, che non hanno soldi.
 
Ero tornato oggi da Milano, dov'ero, apposta per provare con il gruppo: e a Milano ho visto i muri tappezzati di manifestini per pubblicizzare rave e dj-contest.
Soldi e promozione per rave e dj-contest, evidentemente, ci sono.
 
Aggiungerò solo che in tanti anni di disonorata carriera non mi era mai accaduto di imbattermi in tale scorrettezza.
Lasciamo da parte la questione "compagni", ché non è proprio il caso.
 
(Il concerto doveva essere preceduto dalla presentazione del libro di Haidi Giuliani. Salta anche quella, ovvio).
 
Per chi ci volesse sentirci, il prossimo concerto fissato è quello del 4 luglio a Villa Schiff a Montignoso (MS).
Ma a Milano con certezza faremo qualcosa a settembre, e probabilmente anche a fine luglio.
  
Sono incazzato nero, si capisce?
 

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mercoledì, 17 giugno 2009

 

Con il nome di mio figlio

Una recensione molto bella di Stefania Ricchiuto al libro-intervista che ho fatto con Haidi Giuliani, qui. (Nello stesso blog, un'altra recensione al libro di Demetrio Paolin Il mio nome è legione, anch'esso uscito per Transeuropa).


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lunedì, 08 giugno 2009

 

 Nomi, segni

Qualche settimana fa giravo per Milano, quella città che il nostro presidente del consiglio – che, more gaddianensis, chiamerei “Testa di Morto Plastificata” (si può dire, vero? - o vogliamo censurare pure il Pasticciaccio?) - ha detto giusto due giorni fa essere “un pezzo d'Africa” e non sembrare Europa (finge, il succitato, di non sapere che nelle metropoli europee la presenza di stranieri è assai più alta). In piazza Oberdan vedo uno striscione che annuncia una manifestazione antirazzista. Mi avvicino alla ragazza che dà i volantini (ho immaginato la sua soddisfazione, dato che di solito la folla tenta di dribblarla) e ne chiedo uno. E' firmato, ma non da un gruppo. In calce al testo, che chiede diritti per tutti, c'è un indirizzo web: www.dachepartestare.org. Non è un movimento, ma una campagna nazionale formatasi sulla base di un appello che si può sottoscrivere. E le adesioni, si legge sul sito, sono tante: dal Coordinamento immigrati Brescia al MayDay Milano, dal Coordinamento Nazionale Migranti FIOM allo Sportello Illegale CSOA Gabrio di Torino, da Carta all'Ambulatorio Medico Popolare di Milano. E' un fattore importante, questo, una forma di mobilitazione in rete che innova le forme della politica di movimento. Per sua natura la rete permette un riconoscimento reciproco di una molteplicità di soggetti che si ritrovano in una pratica attiva. Dachepartestare.org è una delle forme più interessanti di questa modalità di movimento 2.0, ma tendenzialmente è così anche per globalproject. info, che parte dall'area dei centri sociali del Nord-Est e da Action di Roma, o per infoaut.org, che riunisce altri centri sociali. Firmarsi con il nome di un luogo virtuale, un nome liquido per così dire, permette di non ossificare la propria identità, di non irrigidirsi in appartenenze, e permette di mettere in atto pratiche condivise, ché solo da quelle possono nascere soggettività in grado incidere in questo desertificato reale.

(pubblicato su l'Unità, 6/6/2009)


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giovedì, 04 giugno 2009

 

Ferite

Con Mohamed Ba, attore senegalese, ho cantato insieme nello spettacolo "Scandalo quotidiano di un normale morire" messo in scena dal Teatro Officina. Mi ha raccontato, tra un ritardo e l'altro, dei suoi impegni, oltre che teatrali, sul versante delle politiche dell'integrazione. Ho appena letto che domenica scorsa Mohamed è stato accoltellato a una fermata d'autobus, a Milano. Senza apparente motivo. Dove allora viene in evidenza l'apparenza della pelle. Chissà. Ma si sa con certezza che chi era alla fermata e ha visto è scappato. Un bianco che accoltella un negro. Difenderlo? Macchè. Ma nemmeno tornare indietro dopo la fuga per prestargli soccorso. Questa è l'altra apparenza, che rende ancor più irrefutabile l'apparenza della pelle. Mohamed non è in pericolo di vita, anche se la ferita è profonda, guarirà. Ma quelli che lo hanno lasciato lì, con la sua ferita, non guariranno.


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domenica, 31 maggio 2009

 

La vie en beige

Uno dei blog letterari più vitali e intelligenti di questi ultimi tempi è La vie en beige – La periferia dello spirito, che raccoglie le scritture sparse di Sergio Garufi, già parte della redazione di Nazione Indiana. Il blog di Garufi è come un moleskine a cielo aperto, dove annota le sue rapsodiche visioni, che spaziano nell'oceano della letteratura e dell'arte. Sempre acute, ficcanti, dotate di uno sguardo obliquo che taglia trasversalmente opere e personaggi, cogliendone affinità conformità e difformità insospettate e insospettabili, come se Garufi si esercitasse a cercare sempre – come del resto indica il sottotitolo del suo blog – nei margini: quelli del reale che trapassa in letteratura, e quelli della letteratura che trapassa nel reale. Una necessità di raccontare l'irraccontabile (come fu per il post che Garufi pubblicò su Nazione Indiana e che resta il suo più letto: "Tecniche di suicidio") e di cogliere il vero di sbieco, quasi appunto il vero esistesse solo di sfuggita, al margine del campo visivo, come realissimo abbaglio. Lo sguardo obliquo di Garufi si fa molto evidente in certi post come quello recentissimo non a caso intitolato "Libere associazioni". Dove si pone in questione – revocandone in dubbio la sensatezza - la dicotomia finzione/non finzione, fiction/faction, citando ciò che scrisse ai primi del ‘600 il marchese Vincenzo Giustiniani, collezionista di Caravaggio, al cardinale Borromeo."Il Caravaggio disse che tanta manifattura gli era a fare un quadro buono di fiori, come di figure". Ciò che interessa allo sguardo di Garufi è una verità esistenziale – che magari si trova di più in uno dei libri dell'amato Manganelli piuttosto che in una esibita autofiction – la quale rifugga da quello che Garufi chiama il "tralalà", ovvero l'imbellettamento cosmetico della vita. E il bello di questo blog è che lì si incontrano di queste verità, di cui sentire l'odore.

(Pubblicato su l'Unità, 30/5/2009)


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venerdì, 22 maggio 2009

 

Anteprime
Ancora non è finita la full immersion nel cd, che sarà fuori per la seconda metà di giugno, ma intanto Marco Rovelli libertAria (spiegherò poi meglio la ragione di questo nome a incastro) farà un concerto-anteprima dagli amici dell'Istituto De Martino, a Sesto Fiorentino, per il festival InCanto 2009. Domenica sera, alle 21,15. 
Ma sono interessanti anche le due serate precedenti: stasera, venerdì, il tributo alla grande maestra e amica Caterina Bueno - tra gli altri, Giovanna Marini - io parteciperò con Entra la corte, Sante Caserio, Battan l'otto e Il maschio di Volterra, forse le canzoni che amo di più del repertorio di Caterina. Sabato sera, poi, il concerto degli Yo Yo Mundi (con Alessio Lega e altri) dedicato al Cantacronache - sarò anche lì, sperando di non mettere troppo alla prova la resistenza del pubblico... Infatti gli Yo Yo saranno presenti nel cd a venire suonando un mio pezzo, Sbandati. (Ah, lunedì sarò alle 15 sulla webradio Radio Gas: poi crollo definitivamente...)

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martedì, 12 maggio 2009

 

Poliziotti e verità

Mi hanno chiamato al telefono per parlare di migranti, a una radio torinese. Non riassumerò il mio intervento, focalizzato sul concetto che l'nferiorizzazione dei migranti detti "clandestini" - che trova il suo culmine nel dispositivo chiamato Cpt/Cie - serve a produrre servi. Un poliziotto del Ugl ha ribattuto che sono male informato, perché, ha detto, "i posti nei centri sono limitati e noi diamo assoluta priorità alla detenzione dei delinquenti". Ora, è molt tempo che ribadisco proprio questo, che nelle grandi città (diversamente che nei centri periferici) si agisce prevalentemente così. Il poliziotto non si rende conto della gravità della pratica. Che sovverte i principi giuridici fondamentali, visto che se si è colpevoli qualche reato si deve finire davanti al giudice, e non può essere l'autorità amministrativa a decidere arbitrariamente chi è delinquente e chi no (e quando si comincia così, finiscono prima o poi per scontarla tutti). Avrei voluto dirglielo, così come avrei voluto dirgli che da quell'ammissione consegue il riconoscimento che tutti gli altri non sono qui a fare nulla di male, e per lo più lavorano, e allora non si vedrebbe perché non riconoscergli diritti, se non fosse appunto, come dicevo in apertura, che quelli sono servi e a produrli servono que centri. Avrei voluto dirglielo, se non fosse che mi è caduto il cellulare, la linea è caduta, e quando mi hanno richiamato dalla radio la trasmissione era già finita.


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sabato, 09 maggio 2009

 

Agende

E' già molto tempo ormai che non riesco ad aggiornare come vorrei questo blog. (Su Facebook sono un po' più presente). Troppe cose da fare - e per mantenere la qualità della vita qualcosa bisogna pur sacrificare... Negli ultimi mesi: il libro appena uscito per Transeuropa Con il nome di mio figlio, dialoghi con Haidi Giuliani; l'editing di Servi, il viaggio nell'Italia dei clandestini al lavoro, che uscirà a settembre per Feltrinelli; e soprattutto il cd del progetto libertAria. Che finalmente uscirà a fine giugno, e poi verrà distribuito nelle librerie con un mio libro di poesie. Domani salgo ad Acqui Terme, a fare il primo mixaggio dagli Yo Yo Mundi (che saranno presenti sul cd suonando un mio pezzo, Sbandati). A presto...


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venerdì, 24 aprile 2009

 

All'assalto

Criminale è che fonda le banche, non chi le assalta. Così verrebbe da riformulare la nota espressione di Brecht, dopo il G20 londinese, in cui le banche sono state il bersaglio privilegiato – quelle banche che sono il cuore tumorale della finanza globale. Ogni rivolta popolare ha, deve avere, i suoi simboli da distruggere, come fu per la Bastiglia parigina. E le giornate londinesi sono state qualcosa di simile a una rivolta popolare. Si dirà, ma è violenza. Beh, perfino Gesù Cristo attaccò la proprietà privata dei mercanti nel Tempio. Si dirà, ma quello era il Tempio. Beh, ma se il Tempio (lo spazio sacro) è il mondo intero ("tutto ciò che vive è sacro", cantava Blake), attaccare chi lo profana sarà cosa buona e giusta. E le banche, oggi, sono a buon diritto considerate per le loro azioni, e giudicate.E non è assolutamente indifferente il fatto che, se nel 2001 chi assaltava le banche non riscuoteva consensi ed era assolutamente isolato, oggi chi assalta le banche riscuote quantomeno simpatia.


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sabato, 18 aprile 2009

 

 Facebook e Vauro


Qualsiasi cosa se ne pensi, Facebook è un efficace spia degli umori che agitano il paese. Negli ultimi giorni la difesa di Vauro dalle censure politiche è stata forte da parte di molti utenti del social network più frequentato. Sono proliferate la adesioni al gruppo “solidarietà a Vauro”, con diecimila iscrizioni in 24 ore, e sono state ripubblicate a ripetizione dai singoli utenti le vignette “incriminate”. Il pretesto del ferimento delle coscienze di chi ha subito lutti è parso per quello che è: la maschera di un violento attacco alla libertà e al diritto di satira, una maschera odiosa che ancora una volta prende le sembianze umanitarie ed empatiche. Del resto così ha fatto anche il premier italiano in questi giorni, fino al culmine lacrimoso dei funerali di cui cercava di far spot. Su Facebook sono circolati abbondantemente anche i video, di fatto oscurati dai media di regime, del premier che parla di camping e di gite al mare pagate. Una truce verità che emerge (come “supplemento osceno”, direbbe forse Zizek, nel senso che esibisce ciò che deve restare nascosto) dalle sue labbra di Capo che vuole fare della “sua” realtà un permanente centro commerciale dove tutto è accogliente e funziona alla perfezione. Un grande show, dove anche il dolore trova il suo posto – dove nulla dev'essere fuori posto. (E allora, è normale che il “suo” Tg1, il giorno dopo il terremoto, abbia sciorinato senza vergogna i dati degli share ottenuti: video anche questo circolato a ripetizione su Facebook). Ai comici si impone di tacere, perché è il potere stesso a riservarsi la parte del comico. E non c'è soppressione della “negazione” più violenta. Bebo Storti ha scritto, nello status del suo Facebook, “Ogni volta che un comico non insulta e irride il potere diventa un servo”. E' così. Se il comico prende il passo in due quarti del potere e non fa lo sgambetto alla sua marcia trionfale, allora la sua voce si perde nel coro della gloria tributata, e tradisce la propria verità.

(pubblicato su l'Unità 18-4-2009)


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mercoledì, 08 aprile 2009

 

La Comunarda in scena

Otto Gabos, uno dei più importanti disegnatori italiani, ha fatto cinque tavole mettendo in scena "La Comunarda", canzone il cui testo ho scritto insieme a Francesco Forlani. Si vedono su Blog&Nuvole, opera della Fondazione Cologni dei Mestieri d'Arte in collaborazione con la Triennale di Milano: qui (per andare avanti, cliccare sulla tavola in basso a destra...). Qui invece c'è la canzone nella versione live con Daniele Sepe.


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giovedì, 02 aprile 2009

 

L'onda tellurica

A Londra, durante il G20. Un altro fratello schiacciato dalla macina del denaro. Ancora non si sa come e perché, solo di una calca e di un collasso, ma ancora una volta in questione è il muro invalicabile del cuore nero del Potere - e il respiro manca.

Nel pomeriggio, gli impiegati della City hanno gettato, dalle loro finestre, biglietti da dieci sterline sui manifestanti. L'immagine perfetta di un mondo che, nel momento estremo del pericolo, cerca la salvezza nell'oscena esibizione di quella verità negata fino ad ora, celata nelle spettacolari alchimie della finanza. Ora che il fantasma è finalmente venuto a galla, affiorato come onda tsunami, ecco che gli stregoni che l'hanno suscitato ne rivendicano fieramente il possesso. C'est la lutte finale, verrebbe da dire - se non fosse che quel demone tiene in pugno ancora, e chissà per quanto, i desideri e le speranze di troppi, disseccati. Quella folla che assedia Londra, allora, che rivendica le strade, che occupa la città e la fa sua, che assalta le banche che non cessano di rapinarla - sono la prova vivente di una resistenza necessaria, quella di una contro-onda, un sommovimento tellurico che faccia cadere ciò che è in alto, nei palazzi della City. Essi sono la presa della coscienza  (del) reale sull'incoscienza dell'Immaginario (l'immateriale gioco della Finanza spettacolare).

Che sia l'immagine della loro fine, quella degli immondi uomini della City che lanciano denaro. Che sia l'icona leggendaria che li accompagni alla tomba, come fu per quella (inventata, pare, ma egualmente leggendaria) di Maria Antonietta e le brioche.


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giovedì, 19 marzo 2009

 

Lezioni

Capita, quando bevo quel bicchiere in più, che mi si arrossi il viso, e mi venga un po' di quell'acne che non ho avuto in gioventù. In una delle classi dove insegno c'è un ragazzo con problemi psichici e di deambulazione, che spesso esce dalla classe e cammina, cammina, da una parte all'altra del corridoio, con una tenacia e una regolarità come ho visto fare solo ai detenuti reclusi in carcere. Non ci ho mai avuto grandi relazioni, avendo lui l'insegnante di sostegno. Una volta però l'avevo abbracciato e mi ero messo a camminare con lui. Stamani, quando sono entrato in classe, mi è venuto incontro e mi ha detto, scandendo le parole in maniera più chiara del solito: "Perché ti sono venuti i foruncoli?". Io, impreparato: "Eh, a volte vengono". Lui, perentorio: "Cammina". E se ne è uscito di classe.

 


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martedì, 10 marzo 2009

 

Al vino

(testo: Marco Rovelli e Francesco Forlani; musica: Marco Rovelli)

Si beve quando è luce e allora sei felice

si beve quando è scuro e hai paura

oppure bevi se non succede niente

perchè non ti sembra vero che non succede niente

Si beve quando c'è troppo da capire

e il troppo è già tutto capito

Si beve per non avere più nulla da dire

Vini da pietra che fu terra un giorno

rosso rubino da portare in bocca

demoni che la sete spegne

versando ai calici le ali dei vitigni

Ci sono bottiglie che conservo e non bevo nella mia cantina

Ci sono bottiglie vuote da ancora prima

Ci sono bottiglie che avranno sempre vino da dare

Vino dei liberi

Vino rubino color tulipano

libera sangue dalla gola di bottiglia

perchè oggi non esiste per me

un altro amico intimo e puro

Vino rubino color tulipano

Apri alla gola il bicchiere di sangue

che oggi oltre la coppa di vino

altro intimo amico non c'è

Ci sono bottiglie

Vini che scendono lenti la sera
ed ogni sorso è un brivido di luce

come di sole all'alba in primavera

Fonte aperta sulla bocca
decanta avvenire e versa coi sogni
perché domani è ai vinti il vino e le sue insegne

Ci sono bottiglie


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domenica, 01 marzo 2009

 

 La distrazione

All'inizio de “La distrazione”, il secondo libro di poesie di Andrea Inglese (Sossella, euro 12), l'autore dichiara: “Non posso non raccontare la mia storia”. E' questa una “calamità biografica”: l'impossibile “doversi fare una storia”. “Farla nascere, imprimere un'esasperante lentezza / a questa cosa mai accaduta, mai appianata”. Doversela fare, perché la parola è il solo luogo possibile di salvezza (una salvezza che resta intramondana, non si equivochi) dall'esilio cui questo tempo ci condanna. L'esilio della distrazione, della “finzione”, di “favole” che “vanno nel pendio dolce / a un civilissimo e meditato schianto”: “Quello che ci serve anche ci consuma, / quello che amiamo ci devasta, / ma con lentezza, nei pomeriggi /assolati, con estrema calma, /entrando dai pori, dalle labbra, / dalle pupille, dalle parole soffiate / che assorbiamo e crediamo vere”.

All'esilio della distrazione ci condanna anche lo spazio. Nei versi di Inglese lo spazio della città è il luogo del dissolvimento dei legami – un dissolvimento che si riverbera anche nell'intimità degli spazi privati (“gli abitanti stupefatti / attendono che l'esterno si disfi”). A questo paesaggio desertico, Inglese oppone una poetica “anti-lirica” che pare mimare, per scartarne immediatamente, l'inabitabile disarmonico spazio del mondo. (E la dichiarazione genealogica sta nell'esergo di Bartolo Cattafi: “è tutto mare / altissimo mare, / te la sogni la terra.”)

Moltissimi oggetti si accumulano nei versi di Inglese: elenchi che sono veri e propri esercizi di “attenzione” - una vigilanza, una veglia dello sguardo spalancato che è l'unica arma contro la “distrazione” del tempo presente. Quegli oggetti, mediati dallo sguardo dell'autore, si levano allo sguardo del lettore come raggelati, appaiono colti nella luce di una dimenticanza, di un abbandono. E allora trasceglierli uno ad uno, enumerarli, nominarli è richiamarli in vita, e far scorrere di nuovo in loro il senso, come sangue. Restituirgli vita, dunque, sarà restituire vita a noi stessi. Questa è la “nube di futuro”. “Il momento che ci aspetta”.

(Pubblicato su Liberazione, 27/2/2009)


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sabato, 21 febbraio 2009

 

Il valzer in tre tempi di Feisbùc

Molto è stato scritto su Facebook, il social network più in voga di questi tempi (anche se c'è chi vede una crisi irreversibile, già in atto negli Usa e in procinto di propagarsi – nihil sub sole novum – nel resto del mondo). Dei giorni scorsi sono le rinnovate preoccupazioni sulla privacy e sulla proprietà di ogni tipo di materiale messo in condivisione sul proprio profilo. Su Facebook si è esercitata anche la teoria del complotto: c'è chi dice che sia una creatura della Cia, per procedere a un'immensa schedatura planetaria senza precedenti. Al di là del complottismo, che in genere poco mi persuade, certo è che le dinamiche di Facebook somigliano un po' a quelle di un immenso reality (a misura però di piazzetta di paese, dove si tende a sapere tutto di tutti, e dove ci si pavoneggia paupulando richiami, esibendo narcisisticamente le proprie piume – e per i più fortunati, un quarto d'ora di celebrità in sedicesimo). Come ha scritto Mariasole Ariot in una bella nota (pubblicata del resto sul suo stesso profilo di Facebook): “Facebook parla in terza persona, un walzer a tre tempi. Nel primo si accetta, nel secondo si chiede accoglienza, nel terzo ci si guarda bene dal non farsi rifiutare. Da nessuno.” E traccia un paragone interessante, tra blog e Facebook, dove si analizza la modalità relazionale di quest'ultimo, che invita al consenso e all'approvazione reciproca (l'ultima trovata, del resto, è l'”Esprimi la tua approvazione” a un pensiero lasciato in bacheca da un utente - e perché non si può esprimere la propria disapprovazione, invece?): “Dove il blog è manifestazione, facebook è esibizione narcisistica, non un io dico ma un guardami sto dicendo. Essere seduzione a tutti i costi, piacere all’amante, al fratello, all’amico, al peggiore della prima infanzia, alle madri, ai padri della letteratura e all’idoletto di turno, avere il proprio posto prediletto al vortice del quartiere rosso, con l’occhio puntato liquido e la bocca che preme sulla roba vecchia.”

(pubblicato su l'Unità, 21-2-2009)

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lunedì, 16 febbraio 2009

 

Eluana, l'attenzione

L'abominio compiuto sul corpo di Eluana Englaro ha percorso gli snodi della rete, che ancora si è fatta specchio di quel disgusto che, per una volta, è stata la tonalità emotiva dominante della maggioranza degli italiani. Dai blog a Facebook, la mobilitazione è stata generale, potente la presa di parola. Una parola gridata per sottrarre quel corpo allo scempio a fini politicamente eversivi in corso. E scritti che hanno suscitato un dibattito ricco e importante sono stati pubblicati dai due siti culturali più letti, Nazione Indiana e Carmilla. Sul primo, il pezzo intenso di Evelina Santangelo "Se non ora, quando..:". Su Carmilla, il pezzo lucidissimo di Giuseppe Genna – circolato anche su Facebook - "Il corpo e il sangue di Eluana Englaro: lo stupro assoluto", dove si analizzano dettagliatamente, e con grande potenza, lo stupro politico e quello religioso compiuti sul corpo di Eluana. "L'innaturale mitosi tra potere ecclesiastico e potere populista – scrive Genna - fa di questo Stato la negazione di se stesso. Per questa ultrema violenza, non liberatrice bensì oscena soltanto, Eluana Englaro è sotto multipli stupri: è sotto stupro assoluto." Ho letto questo testo in classe, nell'istituto d'arte dove insegno filosofia. L'ho letto con emozione, perché emozione suscitava, e ancora suscita, la vicenda. E ho sentito come i ragazzi fossero presenti, partecipi – capaci, in quel frangente, anche quelli più distratti e che magari poco sapevano della vicenda, di sentire quell'empatia necessaria all'umano, e la cui mancanza, oggi, sta segnando la catastrofe morale del nostro Paese, in questo all'avanguardia dell'Occidente intero. Ho sentito come il corpo di Eluana fosse oggetto, allora, di una vera "attenzione", nel senso più spirituale che Simone Weil attribuisce al termine: una concentrazione riflessiva che lasciava entrare quel corpo nella propria sfera di esistenza. E da quel corpo, allora, occorre ripartire, se ancora c'è lo spazio, qui ed ora, per ricostruire una comunità di persone e non di proprietari.

(pubblicato su l'Unità, 14-2-2009)


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martedì, 10 febbraio 2009

 

Dell'ora, del qui

Su Nazione Indiana, la recensione che ho scritto per l'Unità sull'ultimo romanzo di Erri De Luca, Il giorno prima della felicità. Una gioia, per me, scriverne. Erri De Luca ha contato molto nel mio itinerario. Sono stato un suo fervente lettore fin dal suo primo romanzo, sono stato fiero della sua prefazione al mio Lager italiani, così come della canzone che scrisse per me e che ho musicato e, adesso, ho ripreso usandola come palinsesto (per L'intimità, con libertAria). Quello che voglio dire è che il "valore aggiunto" personale di questo mio pezzo è tanto. Perché la scrittura di Erri ha questo di straordinario: che è musica. Una musica che sembra salire dal profondo. Che risuona davvero. Come aggettasse da un altrove. Che pure è ora, qui.


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giovedì, 05 febbraio 2009

 

VOGLIONO PASSARE SUL CORPO DI ELUANA. FERMIAMOLI.

Oggi - nel giorno della vergogna, quando viene approvata una legge per negare le cure ai "clandestini" , in spregio di ogni più elementare diritto umano - vi chiedo di evitare che si produca un altro scempio: il decreto d'urgenza per le vili speculazioni politiche sul corpo di Eluana.
Vi chiedo di inviare la lettera che allego di seguito al Presidente della Repubblica, basta un click:
https://servizi.quirinale.it/webmail/.
Non so se servirà, ma almeno proviamoci.
Salud y libertad,
Marco

Caro Presidente Napolitano,
nonostante i suoi recenti richiami alla moderazione riguardo all'uso dei decreti legge, apprendo con ansia il comunicato del Presidente del Consiglio dei Ministri, col quale annuncia un provvedimento sotto forma di decreto legislativo, appunto, d'urgenza in materia di testamento biologico, volto chiaramente a bloccare l'esecuzione della sentenza della Corte di Cassazione, riguardo il caso della Sig.ra Englaro.

Mi chiedo se il Governo si renda conto che tale decretazione è in contrasto con l'art. 77 della Costituzione, vista l'indimostrabile natura di "straordinaria urgenza" e con l'art. 101 poiché si configura come una vera e propria censura politica di una sentenza definitiva, minando la base elementare di uno stato di diritto, la divisione dei poteri.

Scrivo a lei che è il Garante della nostra Costituzione, a lei che saprà di certo vigilare sulla deriva meramente decisionista di provvedimenti di questo tipo e preservare il potere legislativo del Parlamento, l'unico organo delegato dal popolo per rappresentarlo, cui spetta la sovranità della Repubblica.

Firma e città


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martedì, 03 febbraio 2009

 

 

Nel giorno esausto della vita

attendi rimpianti a venire

da piccole morti di routine.

Non hai che parole mozzate

impari

all’alta prova del vuoto.

 


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sabato, 31 gennaio 2009

 

 Su Cesare Battisti

Carmilla – il foglio online di “letteratura, immaginario e cultura di opposizione” dove scrivono Valerio Evangelisti, Wu Ming, Giuseppe Genna, Girolamo De Michele e molti altri – da tempo si occupa della vicenda di Cesare Battisti, lo scrittore la cui mancata estradizione dal Brasile ha fatto sobbalzare cuori di politicanti ed editorialisti che avrebbero voluto addirittura annullare l'amichevole delle nazionali di calcio (ed è paradossale che sia stato un uomo di estrema destra come Gianluigi Buffon a dire, giochiamo). E' stato per l'occasione ripubblicato da Carmilla, in una versione aggiornata per rispondere agli ultimi eventi, un elenco di FAQ (Frequently Asked Questions) già letto da centinaia di migliaia di persone e tradotto in molte lingue. Si rendeva necessario rispondere all'isteria da linciaggio in corso – rilevando i redattori come “tanto furore non era mai stato esercitato nei confronti, per esempio, di Delfo Zorzi, quando era sospettato di essere coautore della strage di Piazza Fontana e riparato in Giappone. Per non dire dei membri delle Forze dell’ordine uccisori, dagli anni Settanta a Genova 2001, di oltre un centinaio di militanti di sinistra, tutti quanti assolti da giudici compiacenti e da politici complici. O degli autori del massacro del Circeo, uno dei quali poté espatriare con il passaporto italiano in tasca.” In questa sorta di guida ragionata alla vicenda Battisti, con dettagliate e argomentate risposte su ogni punto, Carmilla non intende tanto “dimostrare” l'innocenza del presunto colpevole, quanto – ed è questo il punto politico decisivo - “denunciare le distorsioni che la cosiddetta “emergenza” provocò, negli anni Settanta, nelle procedure processuali italiane, fondate, come ai tempi dell’Inquisizione, su “pentimenti” veri o fasulli”. Ciò su cui, ancora, il nostro devastato Paese si è ben guardato dal farci una seria riflessione. Si legga dunque attentamente questo dossier, all'indirizzo www.carmillaonline.com/archives/2009/01/002924.html.

(pubblicato su l'Unità, 31-1-2009)


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giovedì, 22 gennaio 2009

 

locandina


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sabato, 17 gennaio 2009

 

Ancora

Il tradimento dei chierici, si diceva a proposito della propaganda filogovernativa degli scrittori israeliani Yehoshua e Oz. Ma per fortuna molti scrittori italiani che movimentano la rete non dimenticano il massacro in corso, e forniscono informazioni e occasioni di riflessione. In particolare questo accade sui due blog letterari-culturali italiani più letti, Nazione Indiana e Carmilla. Su Nazione Indiana Domenico Pinto ha postato una foto di un bambino assassinato tratta dal blog di Vittorio Arrigoni, dando vita a un lungo e interessante dibattito sull'uso delle immagini per dar conto di una guerra – una guerra oscurata, peraltro, perché così è funzionale alla strategia israeliana – e allora è davvero necessario guardarlo in faccia quel bambino, e provare a riconnettersi a quella virtù fondamentale dell'umano che è l'empatia. Su Nazione Indiana è stato poi ripreso da The Nation, via Megachip, l'appello di Naomi Klein al boicottaggio, ritiro degli investimenti e sanzioni. Ciò che davvero sarebbe un segnale, peraltro molto difficile da realizzare, lanciato alla società israeliana dalla comunità internazionale (la difficoltà di quest'embargo sta evidentemente nella problematicità dell'espressione “comunità internazionale”). Un'azione che aiuterebbe decisamente quella minoranza di israeliani dissidenti che pure esiste, e di cui si dà notizia nella colonna di commenti al post: si pensi all'appello firmato da 540 israeliani in favore delle sanzioni (lo si trova su www.forumpalestina.org); e si pensi anche alla dissidenza intellettuale di cui si dava conto in un post di NI del marzo scorso, “L'altra faccia di Israele”. Su Carmilla invece, un testo davvero importante di Ilan Pappe, lo storico israeliano costretto di fatto all'esilio da Israele per le sue posizioni sulla Palestina, e un ironico testo anonimo sulle “dodici regole infallibili per la redazione di notizie sul Medio Oriente nei grandi mezzi di comunicazione”. To be continued.

(pubblicato su l'Unità, 17/1/2009)


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sabato, 10 gennaio 2009

 

Voler vedere

Continua il crimine, e io continuo a scriverne. Non è possibile dimenticarsi del massacro in atto a Gaza, e non è per me possibile, oggi, scrivere d'altro: non c'è “altro” oggi. E' tutto lì, nello strazio di quella terra, uno strazio nascosto - e che in rete, almeno in qualche suo nodo, continua a mostrarsi. Si mostra a dispetto dalla mala informazione dei telegiornali privati e pubblici. Basti pensare alla parzialità filo-israeliana del corrispondente del Tg1 Claudio Pagliara, vero e proprio giornalista embedded. Un'ottima analisi delle modalità di questa manipolazione dell'informazione (“Stragi a Gaza, la verità manipolata da modelli comunicativi articolati”) è stata pubblicata sul sito Senza Soste (www.senzasoste.it). Giustamente l'analisi di Senza Soste ha definito questa presente “una delle tante Caporetto della libertà di informazione in Italia”. Nei commenti al post di Andrea Inglese su Nazione Indiana (“Finestre e prospettive su Gaza”, dove sono segnalati alcuni testi preziosi per comprendere la situazione, e dove la discussione continua), Bianca Madeccia ha efficacemente analizzato un servizio del Tg5 delle 20 dell'8 gennaio: quattro minuti e mezzo “dedicati alla narrazione delle sofferenze israeliane. Una manciata di secondi per seppellire quasi 800 morti palestinesi.” Ma il primo sito a cui connettersi, oggi, è Guerrilla Radio (guerrillaradio.blogspot.com), il blog del pacifista italiano Vittorio Arrigoni, unico volontario italiano rimasto a Gaza, i cui resoconti sono quotidianamente pubblicati dal manifesto. In quel blog si può davvero toccare con mano l'orrore: si vedano le foto dei bambini assassinati. E si pensi a chi ha ordinato quegli assassinî. E si consideri se questo è un uomo.

(Pubblicato su l'Unità, 10/1/2009)


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sabato, 03 gennaio 2009

 

A Gaza non si vive

A Gaza si muore, ma non da oggi. A Gaza si muore ancora da prima delle bombe. Si muore anche senza morte, perché a Gaza non si vive. Da mesi ormai lì c'è una catastrofe umanitaria, passata regolarmente sotto silenzio. Ma senza considerarla, non si può capire nulla di quanto avviene adesso. Sul web si trovano le tracce di un'altra verità. Come quella esposta cristallinamente in un articolo, rimbalzato in diversi luoghi della rete, dello scrittore israeliano Michel Warschawski, scrittore e attivista pacifista, condirettore dell'Alternative Information Center. Warschawski prende di mira gli scrittori israeliani Oz e Yehoshua, ritenuti da lui corresponsabili del massacro di Gaza, in quanto, scrive, “non si sporcano le mani del sangue dei civili, ma forniscono le giustificazioni intellettuali e pseudo morali agli assassini. Formano l’unità di propaganda del governo e dell’esercito di assassini.” E poi: “La giustificazione fornita da Oz sul Corriere della Sera e da Yehoshua su La Stampa è chiaramente di dover reagire ai missili su Sderot, come su tutto fosse iniziato con questi missili: «Ho dovuto spiegare agli italiani – scrive Yehoshua su Haaretz del 30 dicembre 2008 – perché l’azione israeliana era necessaria…» Yehoshua e Oz hanno dimenticato i 19 mesi di brutale assedio israeliano imposto a un milione e mezzo di esseri umani, privandoli delle forniture più elementari. Hanno dimenticato il boicottaggio israeliano e internazionale verso il governo palestinese democraticamente eletto. Hanno dimenticato l’isolamento forzata tra Gaza e la Cisgiordania, separazione imposta per isolare e punire la popolazione di Gaza per la sua scelta democratica scorretta. (...). Questa posizione degli intellettuali più noti di Israele serve da giustificazione morale al sostegno che il partito della sinistra sionista Meretz offre all’aggressione criminale del ministro della difesa Barak.” Ecco, ancora una volta, un esemplare “tradimento dei chierici”.

(l'Unità, 3/1/2009)


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venerdì, 02 gennaio 2009

 

Italia de profundis

Ho postato qui, su Nazione Indiana, la recensione al libro di Giuseppe Genna che ho scritto per l'Unità.


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martedì, 30 dicembre 2008

 

 

gaza-palestina


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lunedì, 29 dicembre 2008

 

 Onde, rock, dio

Quando ero più giovane compravo vinili, ne ho centinaia a casa. Poi, per molti anni, dopo l'avvento del cd, ho praticamente smesso di seguire la scena rock contemporanea. Tornavo ossessivamente sui “padri”, e quando mi capitava di sentire qualcosa di nuovo aveva, immancabilmente, un sapore di già sentito. A rimettermi in connessione con il rock è stata la rete. Navigazioni attraverso Youtube, grazie ai tag e ai suggerimenti che il sito dà per contiguità e affinità rispetto al video che stai guardando. Downloads - ma io preferisco una parola italiana: “scarichìo”, che sul dizionario non esisterà, ma per me esiste ed è assai più bella - da software come Emule. E poi ci sono i siti ad hoc, come quello storico di quella macchina macina-musica che è Piero Scaruffi (www.scaruffi.com). Il mio preferito, però, anche in termini di funzionalità, è Ondarock (www.ondarock.it). Grazie ai recensori del sito ho scovato un sacco di gruppi e cantanti che ho provveduto a mettere immediatamente in scarichìo. Oltre alle recensioni dei dischi del momento (tra le mie ultime accessioni, che tengo di continuo sul lettore, c'è Amanda Palmer, cantante delle Dresden Dolls, che quest'anno ha pubblicato il suo primo e bellissimo disco solista) ci sono una serie di utilissime sezioni. Come, ad esempio, le “pietre miliari”. Dove si raccontano i dischi più importanti della storia del rock, anche di quello italiano (dalla no-wave di No New York al prog dei Picchio dal Pozzo). E poi le sezioni per generi, e in ogni genere ci si orienta attraverso delle definizioni, a volte intelligentemente fantasiose, per sottogeneri. Sono il primo a dire che il genere è da superare, che anzi non esiste, che è qualcosa di arbitrario. Quando mi chiedono cosa suono, l'unica cosa che mi viene da dire è: “rock, e canto in italiano” - dove la parola “rock” ha lo stesso senso onnicomprensivo, vago e indefinito della parola “Dio”. Ma, in termini di uso e finalità, il genere è utile. Almeno ti orienti, e puoi mettere in scarichìo.

(pubblicato su l'Unità, 27-12-2008)


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sabato, 20 dicembre 2008

 

Lacerti

Due testi a cui tengo molto, in rete.

Francesco Marotta ha pubblicato sul suo blog La dimora del tempo sospeso un brano del mio romanzo breve Cirque de la solitude (romanzo di prossima pubblicazione, anche se ancora è da capire chi lo pubblicherà...). Il brano è qui.

Su Nazione Indiana invece ho pubblicato un breve testo sulle mie memorie di ordine, nomi, caos... Qui.


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